No Tav e Askatasuna, nuove proteste in arrivo
No Tav e Askatasuna uniti nella protesta preparano le piazze.
Le tensioni attorno alle grandi opere italiane tornano a crescere. I movimenti No Tav e gli attivisti del centro sociale Askatasuna hanno annunciato l’intenzione di scendere in piazza con iniziative “nel loro stile”. Una formula che lascia presagire mobilitazioni dure, organizzate e potenzialmente conflittuali. Un segnale che, in un Paese già attraversato da fratture sociali e territoriali, alimenta un clima di crescente preoccupazione.
Negli ultimi mesi, la discussione pubblica sul Ponte sullo Stretto di Messina e sulle Olimpiadi Invernali Milano‑Cortina 2026 si è intensificata. Le due opere, simbolicamente opposte ma accomunate da costi elevati e impatti ambientali significativi, stanno diventando il nuovo terreno di convergenza per i movimenti antagonisti. Secondo gli attivisti, il Ponte rappresenterebbe una “grande opera inutile”, mentre le infrastrutture olimpiche sarebbero l’ennesimo intervento “calato dall’alto” con ricadute pesanti su territori già fragili. La promessa di “mobilitazioni determinate” da parte di No Tav e Askatasuna non è un dettaglio marginale, storicamente, quando questi gruppi si muovono, lo fanno con una capacità organizzativa paramilitare che ha già messo alla prova le forze dell’ordine e le istituzioni.
Il progetto del Ponte, rilanciato con forza dal governo, è diventato un catalizzatore di tensioni. Le prime assemblee pubbliche hanno già registrato un’affluenza significativa, e la presenza annunciata di attivisti provenienti dalla Val di Susa e da Torino lascia immaginare un salto di scala nelle proteste. La prospettiva di un fronte nazionale coordinato, capace di unire comitati locali, centri sociali e reti ambientaliste, solleva interrogativi sulla gestione dell’ordine pubblico e sulla tenuta del dibattito democratico.
Anche le opere legate ai Giochi invernali stanno attirando critiche crescenti. Varianti stradali, impianti temporanei e cantieri in aree delicate rischiano di trasformarsi in un nuovo epicentro di contestazione. La possibilità che No Tav e Askatasuna portino la loro esperienza di mobilitazione in Lombardia e Veneto apre scenari che le istituzioni non possono ignorare.
L’annuncio delle proteste non è solo un fatto di cronaca, è il sintomo di un’Italia che fatica a trovare un equilibrio tra sviluppo infrastrutturale, tutela dei territori e gestione del dissenso. Il rischio, sempre più concreto, è che il confronto politico si trasformi in un terreno di scontro permanente, con conseguenze imprevedibili per la sicurezza e per la coesione sociale.
di Marzio Amoroso su L’Identità
Altre Notizie della sezione
Bimbo preso a cinghiate dai genitori perché non recitava bene il Corano
14 Maggio 2026Una coppia di nordafricani residenti a Macerata è accusata di maltrattamenti ai danni di due ragazzi che oggi hanno 15 e 9 anni.
La Corte dei conti cita in giudizio l’ex sindaco di Napoli Luigi De Magistris
13 Maggio 2026Nel mirino dei giudici contabili la ricapitalizzazione dell'azienda di trasporto provinciale decisa nel 2019 e fallita nel 2022.
Ora il Csm vigila pure sui sindacati del personale.
12 Maggio 2026Sisto: «Un’ingerenza» Replica al vetriolo del viceministro dopo la richiesta dei togati di aprire una pratica a Palazzo Bachelet sull’accordo che “istituzionalizza” l’Ufficio per il processo.
