Investire in asili nido e servizi educativi, aiuta l'occupazione femminile.
FederTerziario interviene sul tema dell’occupazione femminile.
Nelle aree del Paese con meno servizi per l’infanzia le donne pagano il prezzo più alto. Si tratta di una correlazione diretta che emerge in un’analisi di FederTerziario che ha incrociato i dati nazionali sui servizi educativi e l’occupazione femminile: la copertura dei servizi educativi per la prima infanzia – dicono i dati Istat relativi all’anno scolastico 2022-2023 – risulta al di sotto della media italiana in diverse regioni del mezzogiorno (Campania al 13,2%, Sicilia al 13,9%, Calabria al 15,7%) mentre, a fronte di una media nazionale del 30%, nell’area centrosettentrionale si è ormai lanciati oltre il 40% (Umbria al 46,5%, Emilia-Romagna al 43,1%, Valle D’Aosta Ale 43%). Numeri che certificano una emergenza acclarata dai dati diffusi da Istat e Cnel: nel secondo trimestre 2024, nel Nord sono occupate il 62,8% delle donne con un’età compresa tra 15 e 64 anni, quota che scende al 59,9% nel Centro e diviene poco più di un terzo nel Mezzogiorno (37,2%).
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