Richiesta di integrazione dell’ordine del giorno del Congresso Forense
Nei mesi scorsi è circolata una prima bozza di riforma della legge professionale forense, prodotta all’interno di tavoli ristretti, senza un vero coinvolgimento della base dell’avvocatura.
In evidenza
Un metodo verticistico e silenzioso, che ha escluso proprio quei soggetti che dovrebbero essere protagonisti di qualunque ipotesi di riforma: le avvocate e gli avvocati italiani.
Che la bozza presentata piaccia o non piaccia, non si può ignorare la necessità di aprire sulla riforma della legge professionale un confronto pubblico, autentico, trasparente.
E la sede naturale per avviarlo non può che essere il Congresso Nazionale Forense, luogo deputato per statuto a rappresentare la volontà politica dell’intera categoria.
È per questo che rivolgiamo un appello a tutte le delegate e i delegati eletti al XXXVI Congresso di Torino: firmate la richiesta di integrazione dell’ordine del giorno che trovate allegata in pdf a questo post, affinché si possa discutere, in modo aperto e partecipato, della legge che regolerà per i decenni a venire la nostra vita professionale.
Perché la richiesta venga formalmente ammessa, è necessario raccogliere almeno 170 firme digitali di delegate e delegati.
Istruzioni operative
Scarica il modulo allegato al post (quin in formato jpg, facilmente trasformabile in PDF; per chi non voglia effettuare tale passaggio, basterà richiedere il file pdf che verrà inviato in privato, o che è facilmente reperibile nei gruppi facebook MGA o Politica Forense)
Firmalo digitalmente con firma elettronica qualificata (firma CAdES o PAdES)
Invialo due volte (sono due invii distinti):
Una prima volta via PEC all’indirizzo:
congresso.comitato.organizzatore@pec.cnf.it
Una seconda volta via mail ordinaria all’indirizzo:
coordinamentocongresso@gmail.com, ove un comitato plurale provvederà a collazionare tutte le richieste.
Entrambi gli invii devono essere effettuati a cura di ciascun delegato o delegata firmataria.
Questo è un passaggio fondamentale per dare al Congresso il ruolo che gli spetta: quello di sede pubblica e democratica del confronto sull’identità, il futuro e la rappresentanza politica dell’avvocatura.
Valentina Restaino

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