Superbonus: i Commercialisti, chiedono di dimezzare a 5 anni l’imponibilità sugli immobili
Audizione parlamentare del Consiglio nazionale sulla Manovra. Proposte anche norme di interpretazione autentica per ridurre il rischio di contenzioso tra imprese e committenti per gli interventi non ultimati entro il 2023
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Espungere la norma che prevede l’imponibilità in un arco temporale di dieci anni per gli immobili oggetto di interventi agevolati con il Superbonus o, quanto meno, ridimensionarne l’ambito temporale di operatività a 5 anni. È la proposta avanzata dal Consiglio nazionale dei commercialisti in un’audizione sulla legge di Bilancio tenutasi presso le commissioni Bilancio di Camera e Senato, riunite in seduta congiunta.
Secondo i commercialisti si tratta di un intervento normativo che “pur disponendo per il futuro, ha il retrogusto amaro della retroattività e si pone evidentemente in contrasto con il principio del legittimo affidamento del contribuente, per cui non risponde al modello ideale da seguire per l’introduzione di nuovi presupposti impositivi.
La previsione dell’imponibilità delle plusvalenze relative a immobili oggetto di interventi agevolati con il Superbonus – hanno affermato – se limitata ai casi in cui gli stessi siano ceduti entro 5 anni dall’ultimazione di tali interventi – con esclusione degli immobili ricevuti per successione e di quelli che durante tale periodo siano stati adibiti ad abitazione principale del cedente o dei suoi familiari per la maggior parte del tempo – potrebbe comunque essere riconosciuta come a suo modo sistematica rispetto all’attuale previsione, sempre nell’ambito dei redditi diversi, dell’imponibilità delle plusvalenze relative agli immobili rivenduti prima che siano trascorsi 5 anni dalla loro acquisizione.
La scelta del legislatore – hanno aggiunto – è stata però quella di prevedere l’imponibilità in un arco temporale doppio, pari a 10 anni. Una scelta che non sembra trovare giustificazione se non in una certa volontà di colpire chi, in ultima analisi, ha semplicemente fruito di una opportunità che lo stesso legislatore gli aveva offerto, in relazione a immobili diversi da quelli ricevuti per successione o adibiti ad abitazione principale. Sotto quest’ultimo profilo, le perplessità sono ancora più evidenti se si considera che la misura non viene cifrata in relazione tecnica e quindi non risponde nemmeno all’esigenza, discutibile, ma comprensibile, di reperire coperture finanziarie per altri provvedimenti di maggiore spesa o di minore entrata presenti nella manovra. Per queste ragioni, invitiamo il legislatore – ove non ritenesse di espungere integralmente la misura – a ridimensionarne, quanto meno, l’ambito temporale di operatività a 5 anni”.
Nel corso dell’audizione, il Consiglio nazionale, sempre in materia di Superbonus, ha anche proposto alcune norme di interpretazione autentica finalizzate a ridurre il rischio di contenzioso tra imprese e committenti dovuto alla riduzione dell’agevolazione, nel 2024, al 70% in relazione a tutti quegli interventi che alla data del 31 dicembre 2023, pur in avanzata esecuzione, non risultassero ancora ultimati.
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