Anno: XXVIII - Numero 157    
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La bufala di Travaglio su Falcone, Buscetta e il fantasma di Andreotti

Nel 1985 il pentito di Cosa Nostra citò il democristiano negli Usa con Richard Martin e l’agente Dea Petrucci. Al giudice aveva rifiutato di parlare di politica.

La bufala di Travaglio su Falcone, Buscetta e il fantasma di Andreotti

Marco Travaglio, sul Fatto Quotidiano, scrive che nel 1985 Buscetta fece il nome di Andreotti a Falcone e che quel nome non finì a verbale. Non è così. Buscetta quel nome lo pronunciò davvero, ma non davanti a Falcone. Lo disse negli Stati Uniti a Richard Martin, procuratore federale del Distretto meridionale di New York, mentre preparava la testimonianza nel processo «Pizza Connection», aperto a Manhattan il 30 settembre 1985 davanti al giudice Pierre Leval.

Chi c’era in quella stanza lo mise nero su bianco la Procura di Palermo nel documento che elenca i temi di prova del processo Andreotti: «al colloquio assistette soltanto l’Agente Speciale D.E.A. Anthony Petrucci». Soltanto. Un magistrato americano, un agente della Dea, nessun altro. Martin lo confermò all’udienza del 9 luglio 1996: una casa protetta nei dintorni di New York, il colloquio con lui davanti all’agente Petrucci.

E cosa disse davvero Buscetta? Che, se in aula gli avessero rivolto quella domanda, avrebbe fatto il nome di Andreotti. Un condizionale, pronunciato durante una conversazione preparatoria. Nell’ordinanza-sentenza del maxiprocesso, depositata dal pool guidato da Caponnetto l’8 novembre 1985, Andreotti non figura come referente politico di Cosa nostra.

A Falcone, semmai, Buscetta disse l’opposto. Lo ricostruisce la sentenza del Tribunale di Palermo del 23 ottobre 1999: prima del 1992 il pentito «si era rifiutato di riferire compiutamente all’autorità giudiziaria quanto a sua conoscenza sui rapporti tra mafia e politica», pur avendo lasciato intendere già nel 1985 al pubblico ministero statunitense Richard Martin di essere in possesso di informazioni relative al senatore Andreotti.

Il fatto vero arriva sette anni dopo. Washington, 11 settembre 1992, rogatoria davanti ai pm di Palermo: Lima, i cugini Salvo, i rapporti con Roma e le questioni da sistemare. Il punto è semplice: il Fatto, ancora una volta, non racconta il fatto. E così un condizionale pronunciato negli Stati Uniti nel 1985 finisce per diventare, nel racconto, una deposizione resa a Falcone.

Damiano Aliprandi  su Il Dubbio

 

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