Sentenza “precotta” a Napoli, tregua a metà penalisti- Anm
Il caso della bozza di sentenza trovata dall’avvocato Gerardo Rocco di Torrepadula in Corte d'Appello a Napoli non si è ancora chiuso
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Il caso della bozza di sentenza trovata dall’avvocato Gerardo Rocco di Torrepadula sopra il fascicolo di un processo in Corte d’appello a Napoli (frontespizio, nominativo del cancelliere, conclusioni delle parti, motivazione, dispositivo, termini riservati per il deposito della motivazione e data in cui la decisione sarebbe stata resa) non è affatto chiuso: come rende noto la Camera penale di Napoli, a seguito delle numerose polemiche, la relatrice ha depositato al presidente della Corte d’appello richiesta di astensione.
Inoltre, l’Anm locale è tornata sui propri passi e, osserva una nota dei penalisti, «rendendosi conto di aver lanciato immotivate e ingiuste accuse nei confronti del collega coinvolto», si è formalmente e incondizionatamente scusata per le parole proferite. Il presidente della sezione napoletana dell’associazione magistrati, Marcello De Chiara, in una nota indirizzata alla Camera penale riconosce infatti «la buona fede e la correttezza professionale dell’avvocato Gerardo Rocco di TorrePadula, che intendo qui riconoscere in modo chiaro e incondizionato». Secondo i penalisti del capoluogo campano, è da apprezzare «l’onesta presa d’atto», da parte di De Chiara, di un dato, cioè del fatto che «questo episodio ha fortemente compromesso, agli occhi dei cittadini, l’imparzialità della magistratura e che, dunque, risultano necessari dei comportamenti positivi da parte dei magistrati per riacquistare fiducia e autorevolezza. Riteniamo, dunque opportuno», si legge ancora nel comunicato della Camera penale di Napoli, «non ignorare il tentativo, sia pur tardivo, posto in essere dall’Anm per ricucire il grave strappo prodotto e, per questa ragione, soprassediamo al momento dall’astensione dalle udienze già preannunziata. Certo, restano delle differenze di vedute difficilmente colmabili e che potranno produrre altre gravi fibrillazioni in futuro. Anche nel secondo comunicato dell’Anm si continua, infatti, a sostenere che quell’atto rinvenuto all’interno del fascicolo non fosse una sentenza ma un mero appunto personale. Trattasi di un’argomentazione ben poco convincente ( e infatti non ha convinto nessuno) poiché», conclude la nota degli avvocati partenopei, «un appunto non può – per sua natura – già contenere la decisione».
Invece altre sei Camere penali del distretto ( Napoli Nord, Nola, Torre Annunziata, Santa Maria Capua Vetere, Benevento e Irpina) si asterranno dalle udienze il 16 giugno prossimo, e per quella data hanno indetto un’assemblea pubblica per una riflessione sui temi che il caso della sentenza in Corte d’appello ha sollevato: la giurisdizione in appello, il ruolo dell’avvocato, le garanzie e i pregiudizi nei confronti del cittadino. A loro arriva la solidarietà delle Camere penali del Lazio che «invitano tutti gli iscritti a denunciare ogni violazione delle norme a presidio delle garanzie difensive in tutti i gradi del giudizio».
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