Anno: XXV - Numero 133    
Mercoledì 24 Luglio 2024 ore 13:00
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Università, definiti gli obiettivi per l'accesso a Medicina.

I| Numero chiuso a medicina, anche le Regioni si orientano su abolizione. Servono più medici

Università, definiti gli obiettivi per l'accesso a Medicina.

Poco più di 4 mila nuovi immatricolati in più a Medicina ogni anno per 7 anni dal 2023-24 fino al 2029-2030. È  l’obiettivo del Ministero dell’Università che, a valle dell’esame della commissione ad hoc guidata dall’ex rettore dell’università Sapienza Eugenio Gaudio, intende aumentare gli ingressi al corso di studi di un 30% circa rispetto agli attuali 14.780 immatricolati inizialmente previsti quest’anno.

L’indirizzo è stato comunicato dalla Ministra Anna Maria Bernini che in un’intervista alla Stampa la titolare del dicastero ribadisce di voler di aprire l’accesso “in maniera programmata e sostenibile”. E cioè, in Italia occorrono 30 mila nuovi medici da inserire nei corsi di laurea nei prossimi 7 anni. Il primo incremento sarebbe previsto adesso, per l’anno accademico 2023-24, bisogna decidere se di un + 25 o ad un +30%. Il 25% corrisponderebbe a 3500 posti circa, il 30% a 4264 e sembra più vicino alla linea dei “trentamila in sette anni”.

In proposito, la Conferenza dei Rettori guidata da Salvatore Cuzzocrea ed interpellata dal Mur si muoveva in un range di aumento dei posti fra tre ipotesi: il 20% (2700 posti in più), il 25% e il 30%. La ministra spiega come ci si muova per buon senso e i numeri siano frutto di un costante confronto tra governo, regioni, atenei. Inoltre, fa presente che “il ministero dell’Università si sta adoperando per reperire i fondi chiesti dalle Università per rendere sostenibile l’aumento, a questo scopo metteremo a disposizione 23 milioni di euro».

In precedenza, i sindacati dei medici ospedalieri, Anaao Assomed in testa, si erano mossi per spiegare come 4 mila posti in più all’anno, sommati ai 14780 previsti inizialmente nell’anno accademico 2023-24 ed a quelli degli anni accademici 2021-22 e 2022-23, facciano in tutto 135 mila nuovi laureati di qui al 2030, tutti tendenzialmente da specializzare con spese aggiuntive, a fronte di 113 mila esodi che si concluderanno proprio intorno al 2030. Ci sarebbe dunque uno sbilancio di 32 mila nuovi medici in più che potrebbero avere difficoltà nell’entrare nel mondo del lavoro.

La Ministra Bernini afferma che in ogni caso gli accessi alle specializzazioni saranno resi meno burocratici e si creeranno meccanismi di incentivo per non abbandonare specifici corsi, ad esempio la medicina d’urgenza. La scelta però «non deve essere di necessità ma di vocazione. Dobbiamo tutelare la libertà di scelta degli specializzandi. Questo comporta dei costi, il Governo è determinato a sostenerli». Anche sul caro affitti denunciato dagli studenti per inciso sottolinea che il governo «ha messo quasi un miliardo di euro dopo nemmeno due mesi dalla nascita, segno che il diritto allo studio è una delle nostre priorità. E siamo solo all’inizio».

I medici ospedalieri di Anaao Assomed restano critici. Da una parte sottolineano l’esclusione delle parti sociali dalla discussione sul numero chiuso. Dall’altra, come spiega il segretario nazionale Pierino Di Silverio, anziché aprire ai nuovi ingressi in ateneo, servirebbe incentivare il lavoro in ospedale e formare nuovi medici specialisti. Ma soprattutto occorrerebbe «sburocratizzare gli accessi in ospedali che oggi richiedono almeno un anno per espletare i concorsi. Occorre rendere appetibile la professione attraverso interventi legislativi ed economici».

E gli ordini? La Fnomceo in passato ha indicato fabbisogni sempre molto più bassi rispetto a quelli chiesti dalle regioni per i loro servizi sanitari. Oggi con il Presidente parla invece di un “buon lavoro” svolto dalla ministra Bernini e dal ministro Schillaci. Puntualizza Filippo Anelli che i medici comunque «oggi ci sono, ne abbiamo uno ogni 1.000 abitanti, un po’ sopra la media Ue. Ma un aumento del loro numero nei prossimi anni migliorerà la qualità dell’assistenza. Per farlo servono una buona programmazione sul versante specialistico e una idonea capacità dell’università di consentire, accanto a questo aumento del numero di accessi, la possibilità di formare i giovani. Quindi 30 mila medici in più può essere un’ipotesi accettabile, ma si deve precisare che gli effetti di questa manovra li vedremo tra 10 anni». Anelli ricorda come il tema della carenza riguardi un po’ tutte le professioni sanitarie, anche gli infermieri. E aggiunge: «Non si capiscono poi bene gli interventi di alcuni assessori regionali, ad esempio in Emilia Romagna e in Piemonte, che nel caso di un calo del personale preferiscono gli infermieri ai medici nell’emergenza territoriale del 118. Queste scelte – conclude – non rispondono né ad una migliore qualità dell’assistenza né ad un reale fabbisogno che invece c’è».

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