Anno: XXI - Numero 244    
Venerdì 4 Dicembre 2020 ore 16:00
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Tamponi da medici di famiglia, pronto l'atto di indirizzo.

Ecco cosa prevede l'accordo

Tamponi da medici di famiglia, pronto l'atto di indirizzo.

Trattative a oltranza tra medici e Sisac per la convenzione lampo, ieri tutto il giorno si è discusso nella “sede naturale”, quella dell’agenzia Sisac. Medici di famiglia e pediatri di libera scelta hanno dato la massima disponibilità a fare i test rapidi ma chiedono una modifica all’atto di indirizzo i cui punti critici non sono pochi. Il rischio di non intervenire secondo i sindacati – Fimmg Snami Smi e Intesa per la medicina di famiglia – è che diventi per tutti i medici obbligatorio fare i test rapidi. L’atto di indirizzo varato dal Comitato di settore, emanazione delle Regioni, è dedicato all’effettuazione dei tamponi antigenici rapidi a cura del medico di famiglia e del pediatra e alla diagnostica in studio, anche a distanza, per la quale a partire dalla Finanziaria di quest’anno sono stati stanziati in tutto 258 milioni di euro. Obiettivi: evitare ricoveri frettolosi e accessi inutili di pazienti Covid in pronto soccorso; tracciare i contatti stretti dei pazienti positivi al virus per scongiurare nuovi lock-down; identificare rapidamente i focolai. Due i capitoli.
Diagnostica di 1° livello – Si delinea che ogni regione decide come destinare gli apparecchi che il medico di famiglia utilizzerà previo training. E anche dove, cioè nelle Case della Salute e nelle sedi attrezzate delle medicine di gruppo che presentano accesso agevole e maggior sicurezza. Elettrocardiografi, ecografi, spirometri, holter, dermatoscopi saranno utilizzati per lo più sui pazienti cronici e il medico non sarà pagato a prestazione ma nell’ambito di progetti definiti con le regioni per abbattere le liste d’attesa e gli accessi impropri in pronto soccorso. Manutenzione, pezzi di ricambio ed ausiliari, assicurazione saranno a carico del medico. I medici di famiglia chiedono alle Regioni che l’Atto di indirizzo sia modificato per essere messi in rete con gli specialisti sottolineando la caratteristica di pubblico servizio di questa nuova competenza.
Tamponi – Per alleggerire i servizi di igiene e prevenzione delle Asl ampliando l’offerta di test rapidi – 2 milioni i pezzi attesi nella prima tranche – la parte pubblica mira a far erogare la nuova prestazione, nel periodo influenzale (per favorire la diagnosi differenziale tra Covid-19 ed influenza) ai medici di assistenza primaria e pediatri, con possibilità di estenderla a medici di continuità assistenziale, 118, servizi, attività territoriali programmate ed Usca. I Sisp devono sapere a chi è effettuato il tampone e con quali esiti. I tamponi si effettuano su contatti stretti asintomatici di pazienti positivi individuati dal medico o spediti dai Sisp, casi sintomatici presentatisi al medico di famiglia, anche pazienti di altro medico dell’aggregazione, o saranno secondi tamponi su contatti stretti. Vanno eseguiti nel rispetto delle indicazioni di sicurezza per operatori e pazienti e saranno pagati a prestazione.
Remunerazione – Per i tamponi il pagamento sarà a prestazione. Il ministero della Salute, come copertura, starebbe per stanziare 30 milioni di euro fino al 31 dicembre nel prossimo decreto Ristoro. Dividendo la cifra per 50mila medici di famiglia il contributo è di circa 600 euro a camice bianco su due mesi. Sul tavolo delle trattive, si è parlato di 12 euro a tampone se eseguito nelle strutture Asl e 18 a tampone se eseguito in studi dei medici, ma per i medici pagati a quota oraria la remunerazione rientrerà nella tariffa ordinaria.

Commenti – Stretti i tempi ma stretti anche i margini di trattativa, Fimmg e Fp-Cgil premono per l’effettuazione dei tamponi in luoghi sicuri, il Sindacato medici italiani insiste sulla volontarietà: «Sarebbe importante e le adesioni ci sarebbero di sicuro, noi abbiamo già un carico di lavoro non da poco», dice il segretario nazionale Pina Onotri. E chiede alle regioni di rinforzare gli uffici di igiene Asl, di far partire le Unità speciali di continuità assistenziale per tamponi e accertamenti domiciliari anche dove non sono mai partite e di mettere in campo medici giovani «visto che l’età media attuale è 60 anni».

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