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Ecm, tempo fino a fine anno per ottenere i crediti necessari. Le novità sulle sanzioni

Anelli (Fnomceo): sanzioni nel 2020 per chi è in deficit di crediti.

Ecm, tempo fino a fine anno per ottenere i crediti necessari. Le novità sulle sanzioni

Educazione continua, se ne parla sempre più con preoccupazione. Con l’arrivo delle sanzioni per chi non si aggiorna, previsto l’anno prossimo e confermato dalla Fnomceo, molti camici che esercitano medicine alternative lamentano la scarsità di corsi e crediti disponibili nelle discipline praticate. A preoccuparsi, per inciso, sono in particolare i pensionati, obbligati a “puntare” il fabbisogno di 150 crediti in tre anni anche se la loro attività è spesso ormai residuale. Ma è proprio vero che ci sono pochi corsi Ecm in agopuntura, omeopatia, fitoterapia in giro per l’Italia, e che quando ci sono non portano molti crediti? Ne parliamo con Maurizio Lucarelli responsabile area endocrinologica della Snamid, la Società nazionale di aggiornamento in medicina di famiglia, che ha seguito il tema da quando nel 2013 un accordo governo-regioni sancì per praticare le tre discipline, e iscriversi ai relativi albi ammessi dai consigli ordinistici, la necessità di un corso triennale o di 400 ore di teoria e 100 di pratica (fino al 2016 però bastavano 300 ore o 200 più 15 anni di pratica). «L’accordo per dare criteri comuni alla formazione in medicine alternative doveva essere recepito in tutte le regioni altrimenti in alcune non ci sarebbero state regole e in altre sì. Ma ad oggi -spiega Lucarelli -non tutte le regioni hanno recepito le regole nazionali e può rivelarsi complesso iscriversi da un ordine all’altro in assenza dei requisiti richiesti». Ma come può una norma che interessa una formazione codificata con master, quasi paragonabile a quella post-laurea, essere disattesa e appoggiarsi su eventi anche occasionali? «Una regione dove un percorso di riconoscimento di una disciplina complementare non è ancora compiuto, al momento di approvare sul suo territorio eventi di formazione continua dà priorità ad altre discipline, magari con contenuti più coerenti con l’offerta del Servizio sanitario nazionale. Ma così facendo trascura un dato fondamentale: 23 milioni di italiani, fonte Federsalus, hanno fatto uso nel 2018 di integratori alimentari. Ad essi va aggiunto chi utilizza omeopatia, agopuntura, fitoterapia. Non voler normare un settore così nevralgico è una scelta poco responsabile». In effetti in questo modo l’offerta formativa resta eterogenea, spesso carente. E si crea un problema di tracciabilità del medico che pratica queste discipline, come riassume Lucarelli. «In omeopatia e agopuntura, come in tutte le specialità riconosciute, penso alla mia endocrinologia o alla chirurgia, non ci sono percorsi obbligati. Salvo radiologi e anestesisti – figure che devono essere in possesso del titolo di specialità – al di fuori della dipendenza dal Servizio sanitario nazionale i laureati in medicina possono fare tutto. In teoria l’endocrinologo potrebbe fare il dermatologo o il chirurgo senza titolo. Senza percorsi formativi codificati, tutto resta affidato all’evento ECM oltre che alle scelte del medico, responsabile della propria formazione. Ma se in campo farmaceutico i produttori coprono gran parte del fabbisogno ECM, e regioni ed aziende sanitarie una parte residuale e insufficiente, nel campo delle medicine complementari la stessa volontà dei produttori di investire non è illimitata. Non solo perché sono spesso più “piccoli”, ma anche perché le loro discipline possono essere sottovalutate dai decisori regionali o considerate poco interessanti dal punto di vista del “ritorno” politico». Per Lucarelli, «una parte di responsabilità è delle aziende produttrici: sono tante, eppure in genere non hanno approfittato dell’accordo governo regioni per unire gli sforzi ed offrire una formazione uniforme al medico. Capisco che mettere insieme prodotti e prestazioni eterogenei tra loro conviene e non conviene. Tuttavia il recepimento dell’accordo del 2013 è un passaggio cruciale per dare certezze a medici e pazienti, e passa per un’offerta di formazione certificata: disattenderlo è, temo, la scelta peggiore».

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