TAGLI AI MEDICI SCENDE IN CAMPO LA CALDERONE
Al ministero del lavoro si prepara un maxiemendamento sulle pensioni dei medici e relativi tagli previsti
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Tagli alla pensioni dei medici in, “tutte le riflessioni sono utili e quando la legge di bilancio fa un percorso parlamentare può arricchirsi di altri contributi, soprattutto se vengono da un maxiemendamento governativo: certamente comprendo le preoccupazioni dei medici, e non soltanto di loro ma anche di altre categorie interessate da questo intervento. Tuttavia sono certa che si possa trovare una misura che da un lato non tradisca le aspettative di chi già guarda alla pensione e dall’altro però tenga conto che quando si parla di norme pensionistiche è importante creare un equilibrio tra gestioni e soprattutto un equilibrio nella gestione che non possa privilegiare alcuni penalizzando tanti altri”. Così il ministro del Lavoro Marina Calderone a proposito di una possibile correzione al taglio delle pensioni dei medici del Servizio sanitario nazionale previsto in manovra, a margine della presentazione del manifesto del lavoro cooperativo di Legacoop al Cnel. Una possibilità di modificare l’intervento che era stata prospettata, nei giorni scorsi, dal sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon.
“Dobbiamo considerare situazioni che riguardano platee di soggetti che riguardano una condizione particolare, legate a contribuzioni versate in periodi ante riforma 1995 su cui c’era l’applicazione di una tabella che è vecchia di 58 anni” ha detto Calderone. “Capisco anche le perplessità su un intervento che avviene in un contesto in cui alcuni avevano fatto una previsione di uscita”, ha aggiunto il ministro.
Se “si va in pensione a 64 anni con 20 anni di contributi nell’ambito del sistema contributivo puro, e quindi alle modalità con cui poi si deve determinare la soglia minima di pensione, può sembrare che ci sia un inasprimento”, ha poi affermato il ministro parlando degli aggravi previsti in manovra per la pensione dei cosiddetti millennials.
Tuttavia per Calderone “dobbiamo puntare a tenere i ragazzi al lavoro nell’ambito di quello che è un processo che non deve parlare di discontinuità ma invece di una continuità di attività che portino ad una pensione di vecchiaia o di anzianità che non deve essere quella certamente che si consegue con il minimo della contribuzione”.
“Mi dà invece l’impressione che focalizzarsi sul 64-20 (che è giusto certamente anche come punto di analisi) lasci fuori – ha aggiunto Calderone – una riflessione complessiva sul fatto che i giovani devono entrare nel mondo del lavoro nel più breve tempo possibile e dopo aver completato il percorso formativo e non dover attendere per tanto tempo e devono poter fare una esperienza lavorativa di qualità non necessariamente all’interno della stessa impresa ma anche con più esperienze legate tra di loro riducendo i periodi di non lavoro e invece mantenendo una stabilità occupazionale una crescita occupazionale che si deve tradurre anche in termine di aumento di montante contributivo”.
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