Anno: XXVIII - Numero 200    
Mercoledì 21 Ottobre 2026 ore 13:30
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SARANNO “MAZZOLATE” ANCHE LE CASSE?

Il patrimonio da 125 miliardi fa gola alla politica. Ma i soldi dei professionisti non sono un bancomat pubblico: sono risparmio previdenziale da difendere.

SARANNO “MAZZOLATE” ANCHE LE CASSE?

L’espressione “mazzolate” è del Presidente dell’ABI, Antonio Patuelli, che, tirando in ballo addirittura la Costituzione, ha lamentato che i banchieri siano economicamente “mazzolati”.

Forza Italia cerca di chiamare alle armi, per il versamento richiesto dal Governo di 5 miliardi, l’intero sistema finanziario e quindi, oltre alla Cassa depositi e prestiti, anche le Casse di previdenza.

Questo il tam tam che correva ieri sui media e sui social.

Facciamo allora il punto della situazione.

La legge di bilancio 2027 è in alto mare e l’approvazione del Consiglio dei Ministri è slittata di almeno una settimana, nell’attesa di conoscere le decisioni di Bruxelles sulla richiesta di maggiore flessibilità di bilancio.

Ad oggi il documento programmatico di bilancio prevede una manovra da 23,5 miliardi dei quali 14,4 miliardi saranno spesi a debito per la difesa, utilizzando la clausola di salvaguardia.

Restano da coprire 9 miliardi e 5 di questi 9 il Governo aveva anticipato di volerli chiedere al sistema bancario e assicurativo il quale, per la verità storica, si era già impegnato in precedenza con il Governo con un piano triennale di 10,5 miliardi.

Si parla di extraprofitto che, secondo il dizionario di economia e finanza Treccani, sarebbe l’eccedenza sul profitto normale del profitto effettivamente conseguito dalle imprese non marginali.

Nella visione degli economisti classici, l’extraprofitto è il frutto di un abuso di potere di mercato da parte delle imprese dominanti.

Ora tirare in ballo il patrimonio delle Casse di previdenza, di circa 136 miliardi ad oggi, significa trasformare la previdenza obbligatoria in un bancomat per il Governo.

Quel che è assolutamente incontestabile e che le Casse di previdenza non fanno profitti e tantomeno extraprofitti, ma, quando va bene, solo avanzi di gestione che servono alla patrimonializzazione delle Casse, unica garanzia, quando tra pochi anni il rapporto professionisti attivi verso pensionati sarà di 1 : 1, con negatività del saldo previdenziale (contributi meno pensioni) e necessità di attingere, prima al rendimento del patrimonio e poi al patrimonio stesso.

Purtroppo le Casse di previdenza ad ogni bilancio consuntivo esaltano i saldi gestionali positivi e l’aumento della patrimonializzazione senza mai soffermarsi sul funding ratio che misura il rapporto tra il debito latente, costituito non solo dalle pensioni in erogazione ma anche da tutte le aspettative di pensioni in movimento, che è insufficiente.

Questo modo di rappresentare la realtà previdenziale dei professionisti italiani, può ingenerare nell’opinione pubblica che le Casse di previdenza dei professionisti siano ricche, ma, dati alla mano, così non è.

Numeri e redditi sono in diminuzione, mentre aumenta progressivamente il numero dei professionisti che si avvalgono del regime forfettario, che significa concorrenza sleale nei confronti degli ordinari e un freno all’aumento del volume d’affari, perché’ significherebbe rinunciare ai benefici fiscali del forfettario.

Come ho già scritto numerose volte, solo la Cassa dei commercialisti, che per prima è transitata al sistema di calcolo contributivo delle prestazioni, ha un funding ratio di poco superiore al 60%, mentre la copertura dovrebbe essere vicina al 100%.

Basterebbe fare un raffronto con le compagnie di assicurazione che applicano sostanzialmente i medesimi principi.

Il prof. Tito Boeri, valente economista bocconiano ed ex presidente dell’INPS, ha espresso da tempo posizioni critiche e di forte dibattito nei confronti delle Casse previdenziali dei liberi professionisti, sollecitando le Casse a rendere pubblico e a calcolare con trasparenza il proprio debito implicito (il volume di impegni previdenziali assunti verso iscritti e pensionati), per verificare la sostenibilità di lungo periodo dei loro bilanci.

Ora il Governo può distrarre risorse, usando il patrimonio delle Casse di previdenza dei professionisti come un bancomat, ma deve anche rendersi conto che se verrà a mancare la sostenibilità prevista per legge di 30 + 20 anni, dovrà farsene carico, come dovrebbe avvenire, secondo le indicazioni dell’On. Durigon (Sottosegretario di Stato al Ministero del lavoro e delle politiche sociali nel Governo Meloni con delega alla previdenza) da ultimo anche per il Fondo Casella, Fondo nazionale di previdenza per i lavoratori dei giornali quotidiani, che gestisce la previdenza obbligatoria.

Bisogna ragionare sui numeri e per questo, giustamente, ieri il Presidente di Enpam e Adepp, l’associazione che raggruppa le Casse di previdenza dei professionisti, si è augurato trattarsi di una fake news.

Se le Casse di previdenza, per legge, non possono usufruire di aiuti di Stato, è impensabile che, alla bisogna, possano diventare il bancomat del Governo di turno!

 

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