Anno: XXVIII - Numero 155    
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IL SEGRETO DIFENSIVO SOTTO ASSEDIO

Intercettazioni e pressioni denunciate, ma tutto finisce archiviato: ora il caso approda al Csm e alla Corte europea.

IL SEGRETO DIFENSIVO SOTTO ASSEDIO

Ancora senza esito le denunce dell’avvocato Oreste Dominioni nei confronti di un sostituto di Bergamo: i colleghi di Venezia, competenti sulla sede lombarda, finora hanno “archiviato”

Intercettazioni telefoniche e ambientali abusive di un indagato con i suoi avvocati; assunzione a “Sit” (sommarie informazioni testimoniali) di un praticante avvocato con modalità coercitive e intimidatorie abusive; falsità ideologica di un verbale di “spontanea presentazione” delle sorelle dell’indagato; documenti a favore della difesa spariti; accanimento contro l’indagato. Sono le varie accuse mosse in una denuncia presentata dall’avvocato Oreste Dominioni, legale di Gianfranco Cerea, al procuratore della Repubblica di Venezia nei confronti del pm di Bergamo e di ufficiali della Guardia di Finanza.

La vicenda ve l’avevamo raccontata già qualche anno fa. Cerea, imprenditore e collezionista d’arte, nel 2017 è stato accusato di falso in una procedura di voluntary disclosure. Il procedimento si è concluso con una condanna a tre anni e con il versamento all’Agenzia delle Entrate di 3 milioni di euro. Tuttavia, secondo Dominioni, questo procedimento è segnato da abusi da parte degli inquirenti che avrebbero, tra le tante cose, oltraggiato la intoccabile segretezza tra indagato e avvocati. Ma nonostante questo, nessuno fa nulla, sia la Procura di Venezia competente sulle toghe di Bergamo, sia gli organi disciplinari.

Ricapitoliamo brevemente. Rispetto alla prima doglianza, l’ascolto delle conversazioni difensore-assistito, ci sono quindici intercettazioni in cui Cerea discute con i propri legali in cui, tra l’altro, si parla proprio di strategie difensive, ad esempio della possibilità di avvalersi della facoltà di non rispondere, di quella di posticipare l’interrogatorio, della ubicazione delle opere d’arte. Insomma, tutto un perimetro di informazioni che dovrebbe rimanere impenetrabile a chiunque se non all’avvocato e al suo assistito. Rispetto a queste due intercettazioni, la pm Paola Mossa ha chiesto l’archiviazione, argomentando che il pm, nell’interrogatorio, “si era giustificato affermando che esse erano state disposte quando non vi era ancora un procedimento penale, ma solo la procedura tributaria di voluntary disclosure”.

Tutto ciò nonostante la stessa inquirente della Procura di Venezia, «consapevole della palese esorbitanza di una tale interpretazione, avvertisse la necessità di autotutela e ne prendesse le distanze dichiarando nella richiesta di parziale archiviazione che il suo Ufficio non condivideva quell’interpretazione della norma», come rileva la difesa. Sempre la pm Mossa «non ha invece richiesto l’archiviazione delle altre intercettazioni di Cerea con avvocati o tra suoi avvocati, che pure erano contenute nel fascicolo, le quali riguardano procedimenti penali con le nomine degli avvocati in atti. Semplicemente queste notizie di reato, contenute nel fascicolo e mai nominate, cioè passate sotto silenzio, sono state “trascinate” nell’oblio dell’archivio, senza che su di esse siano state adottate le determinazioni inerenti all’esercizio dell’azione penale».

In merito alla seconda doglianza, l’assunzione a “Sit” di un praticante «con modalità coercitive e intimidatorie abusive», Dominioni rilevava come dal resoconto dello stesso praticante avvocato, risultava che il pm e il tenente colonnello della Guardia di Finanza, nel 2017, avrebbero convocato in modo anomalo il giovane praticante presso la caserma Gdf di Sarnico, e in una stanzetta, presenti altri tre operanti della Guardia di Finanza, lo avrebbero intimidito con urla e minacce, obbligato a spegnere il cellulare, condizionandolo a non opporre il segreto professionale e lo avrebbero torchiato per tre ore e mezza per ottenere informazioni su Cerea. Per Mossa, invece, tutto regolare, non avendo ravvisato una condotta «violenta e vessatoria» da parte degli inquirenti.

Nella denuncia si dà anche atto di quanto emerso dalla registrazione di un colloquio fatto da una persona già coindagata con Cerea, mentre discute con il suo commercialista e con il suo avvocato. Nel colloquio oggetto di tale registrazione sono stati riferiti comportamenti del pm «gravemente lesivi di Cerea», secondo Dominioni. L’avvocato racconta infatti testualmente, rispetto a interlocuzioni avute col magistrato: «Più volte noi abbiamo ricevuto pressioni da parte del pubblico ministero, volte a dire: voi dovete denunciare Cerea, non mi interessa per cosa, denunciatelo. Io vi archivio subito». E ancora: «Erano animati da uno spirito di vendetta. Quindi questi gasati da un pubblico ministero che lo [i.e. Cerea] voleva morto». Poi sempre in riferimento a quanto gli avrebbe detto il pm: «“Avvocato, Lei mi denunci Cerea e io faccio l’archiviazione domani”. E glielo ho detto: “Guardi, ma lo denuncerei per cosa?” Risposta: “Ah, non lo so per cosa. Se lo inventi Lei, è Lei l’Avvocato, Ah, ah, ah”».

Insomma, ci sarebbero in questa storiaccia tutta una serie di irregolarità se non reati che per ora sono stati archiviati o non approfonditi dai magistrati chiamati a valutare l’operato dei colleghi. Ora Dominioni spera che con l’arrivo del nuovo procuratore della repubblica di Venezia si cambi passo e non cada l’oblio su una vicenda che, se confermata, avrebbe dell’incredibile. Della questione sono stati investiti, per eventuali profili disciplinari dinanzi al Csm, anche il procuratore generale di Cassazione e il ministro della Giustizia Carlo Nordio. Si è anche in attesa dell’esito del ricorso presentato alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, la quale, dichiarata l’ammissibilità, sta fissando l’udienza per la sua discussione.

 

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