COMMERCIALISTI, ALLARME DOPO LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE
Dopo l’ordinanza della Cassazione cresce l’allarme nella categoria: chiesto un intervento legislativo urgente per chiarire i confini delle responsabilità professionali.
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La responsabilità dei commercialisti nelle violazioni tributarie torna al centro del dibattito dopo una recente pronuncia della Corte di cassazione che ha riacceso le preoccupazioni della categoria professionale. A chiedere con forza un intervento chiarificatore del legislatore è il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Elbano De Nuccio, secondo cui è ormai indispensabile definire in modo più netto i confini della responsabilità del consulente tributario.
Il caso nasce dall’ordinanza n. 5635 del 12 marzo 2026 con cui la Suprema Corte ha stabilito la responsabilità di un professionista, sanzionato per concorso nelle violazioni tributarie di un cliente, in relazione alla non deducibilità di alcuni costi indicati nella dichiarazione dei redditi di una ditta individuale. L’aspetto che ha suscitato il maggiore allarme tra i professionisti riguarda il fatto che il commercialista non aveva materialmente redatto la dichiarazione, ma si era limitato alla trasmissione telematica della stessa, pur essendo il tenutario della contabilità dell’impresa.
Secondo De Nuccio, la decisione introduce un principio particolarmente gravoso per la categoria. «Definire preoccupante è un eufemismo», osserva il presidente dei commercialisti, sottolineando come dalla pronuncia emerga un messaggio molto chiaro: il professionista può essere ritenuto responsabile delle violazioni tributarie del cliente anche se non ha redatto la dichiarazione infedele e anche se non ha tratto alcun vantaggio personale dall’illecito.
In sostanza, spiega De Nuccio, il rischio è che la semplice disponibilità della contabilità del cliente possa far scattare una responsabilità per concorso nelle violazioni fiscali. «Il messaggio è che non basta non aver commesso materialmente la violazione, non basta non aver redatto la dichiarazione infedele e non basta non aver tratto vantaggi personali: se sei commercialista e hai accesso alla contabilità, sei comunque responsabile», evidenzia.
Per questo motivo il Consiglio nazionale dei commercialisti sollecita un intervento normativo che chiarisca con precisione i diversi livelli di responsabilità nell’attività di assistenza fiscale. L’obiettivo è distinguere nettamente tra chi redige materialmente le dichiarazioni e risponde quindi della loro correttezza, chi svolge esclusivamente attività di trasmissione telematica di documenti predisposti da altri e deve rispondere solo in presenza di irregolarità macroscopiche e immediatamente percepibili, e chi invece partecipa consapevolmente a un comportamento evasivo del cliente traendone un vantaggio personale.
La questione potrebbe presto arrivare sul tavolo del Parlamento. Il presidente della Commissione Finanze della Camera, Marco Osnato, ha infatti annunciato la possibilità di intervenire rapidamente attraverso una fonte normativa primaria, anche con un decreto legge dedicato o con una modifica inserita in un altro provvedimento legislativo.
Secondo Osnato, l’ordinanza della Cassazione rappresenta «un postulato impegnativo rispetto alla nostra giurisprudenza» e rischia di generare incertezze operative per i numerosi professionisti coinvolti nell’assistenza fiscale alle imprese e ai contribuenti. Proprio per questo, spiega il presidente della Commissione Finanze, le istituzioni dovrebbero affrontare la questione al più presto coinvolgendo le associazioni di categoria e aprendo un confronto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze.
L’obiettivo, aggiunge Osnato, è avviare un dibattito parlamentare in Commissione Finanze con l’auspicio che l’intero Parlamento possa mostrare sensibilità su un tema che riguarda migliaia di professionisti e il funzionamento complessivo del sistema fiscale.
Accanto alla questione della responsabilità nelle violazioni tributarie, la categoria torna inoltre a sollevare il problema dell’assicurabilità delle sanzioni fiscali irrogate ai professionisti. Sul punto interviene il presidente dell’Associazione nazionale commercialisti, Marco Cuchel, che ricorda come da anni l’associazione porti avanti una battaglia per modificare la normativa vigente.
Cuchel sottolinea in particolare che le sanzioni fiscali dirette applicate ai professionisti non sono attualmente assicurabili, circostanza che espone i commercialisti al rischio di dover rispondere con il proprio patrimonio personale. Una situazione che, secondo il presidente dell’ANC, crea una evidente disparità rispetto ad altre figure come manager o amministratori di società.
Il riferimento è anche al Decreto-legge 269/2003, che stabilisce il principio secondo cui delle sanzioni dovrebbe rispondere il soggetto giuridico che trae beneficio dalla violazione. Nonostante questo, osserva Cuchel, nella pratica continuano a verificarsi situazioni in cui la responsabilità ricade direttamente sul professionista.
Per questo l’Associazione nazionale commercialisti ha più volte sollecitato un intervento normativo o, in alternativa, una modifica del codice delle assicurazioni che consenta ai professionisti di assicurarsi contro questo tipo di rischio. Una soluzione che, secondo l’associazione, garantirebbe anche lo Stato, mettendo al sicuro gli importi dovuti in caso di contestazioni, analogamente a quanto avviene con le polizze di responsabilità civile.
In assenza di chiarimenti legislativi, il timore espresso dalla categoria è che i commercialisti possano continuare a essere considerati un facile bersaglio nell’ambito delle contestazioni fiscali, finendo per pagare le conseguenze di un sistema normativo complesso e spesso difficile da interpretare. Per questo, conclude De Nuccio, è necessario intervenire rapidamente per evitare che i professionisti diventino «i capri espiatori di un sistema fiscale che, invece di perseguire gli evasori, colpisce chi cerca di aiutare i contribuenti a orientarsi nel labirinto normativo tributario».
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