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CHE FINE HA FATTO LA RIFORMA DI NORDIO?

Il presidente del Cnf avverte: «La separazione delle carriere è indispensabile. Ora il giusto processo non esiste»..

CHE FINE HA FATTO LA RIFORMA DI NORDIO?

Il disegno di legge costituzionale su separazione delle carriere e riforma del Consiglio superiore della magistratura è praticamente pronto. Lo riferiscono fonti del ministero della Giustizia. Si attende ora solo di conoscere da Palazzo Chigi, che definisce gli ordini del giorno, la data in cui il provvedimento, insieme ad altri decreti-legge in materia di giustizia – compreso uno sulle carceri –, finirà sul tavolo del Consiglio dei ministri.

Le ultime date disponibili prima delle Europee dovrebbero essere due: mercoledì 29 maggio e lunedì 3 giugno. Ovviamente non si può dare per scontato che la riforma riesca ad essere effettivamente discussa e approvata dall’Esecutivo prima dell’election day, fissato per l’8 e il 9 giugno. Ma il ddl costituzionale di Nordio non ha solo un valore in sé: i tempi del suo iter assumono anche un significato politico, considerato che Forza Italia e Antonio Tajani ne fanno una bandiera, e vorrebbero poterla issare almeno nell’ultima settimana di campagna elettorale.

Chiaramente la strada sarà lunga, prima che il progetto di riforma possa trasformarsi in realtà, considerati i passaggi parlamentari previsti per una modifica costituzionale e l’eventuale referendum.

Sta di fatto che la maggioranza, e soprattutto la premier Giorgia Meloni, non possono disattendere, a questo punto, l’impegno assunto con Antonio Tajani e l’intero partito berlusconiano, i quali intendono rivendicare la modifica imperniata sul “divorzio” tra giudici e pm come uno dei principali obiettivi ottenuti in memoria del Cavaliere. Se così non dovesse essere si creerebbe un bel problema all’interno dell’alleanza di governo.

Sulla riforma costituzionale dell’ordinamento giudiziario si è espresso anche Francesco Greco, presidente del Consiglio nazionale forense, ospite a Coffee Break su La7: «Noi riteniamo la separazione delle carriere indispensabile per riequilibrare il sistema del processo penale. Oggi non esiste parità tra accusa e difesa: l’accusa gode di un vantaggio sproporzionato. Il principio del giusto processo, sancito dalla nostra Costituzione, non potrà mai essere realizzato appieno finché persisterà questo squilibrio». Il vertice della massima istituzione dell’avvocatura ha proseguito: «Il sistema italiano, tra l’altro, è un’anomalia nel panorama europeo: in quasi tutti i Paesi del Vecchio Continente, in particolare quelli con princìpi democratici e liberali paragonabili all’Italia, le carriere di giudici e pubblici ministeri sono separate. In Germania, Francia, Svizzera, Austria, Portogallo e Olanda, per esempio, questa distinzione è già realtà. Addirittura, in Germania non esiste il Csm: le carriere, le promozioni e gli avanzamenti dei magistrati sono decisi da funzionari dello Stato. Il nostro sistema rappresenta un’eccezione tutta italiana».

Poi un passaggio su una battaglia che il Cnf porta avanti da tempo e che, salvo modifiche dell’ultima ora, verrà concretizzata nel ddl costituzionale, così come immaginata nell’ipotesi del Consiglio nazionale forense: «Il ministro Nordio – ha aggiunto difatti Greco – ha annunciato che il disegno di legge sulla separazione delle carriere includerà anche l’inserimento della figura dell’avvocato nella Costituzione, passo fondamentale per riequilibrare il ruolo di accusa e difesa nel processo».

Forza Italia aveva chiesto una accelerazione anche per l’approvazione del cosiddetto ddl penale, che invece è stato rimandato a data da destinarsi, certamente a dopo le elezioni di inizio giugno. La precedenza, come stabilito dalla conferenza dei capigruppo della commissione Giustizia della Camera, è stata data al ddl sicurezza. Sono d’altra parte ben 343 gli emendamenti presentati dai gruppi al provvedimento, che contiene, com’è noto, anche l’abolizione dell’abuso d’ufficio. Il termine per depositare le proposte di modifica è scaduto oggi alle 12. In totale 53 emendamenti sono arrivati dalla stessa maggioranza: 35 dalla Lega, 10 da Fratelli d’Italia, 7 da Forza Italia e 1 da Noi moderati. Mentre tra le file delle opposizioni, 100 emendamenti sono stati depositati dal Partito democratico, 97 dal Movimento 5 stelle, 48 da Alleanza Verdi e Sinistra, 20 da Italia viva, 12 da + Europa, 8 dal gruppo Misto e 2 da Azione.

La discussione, che inizierà martedì prossimo, non si preannuncia breve, e solo dopo l’appuntamento elettorale si tornerà a parlare di questo pacchetto di modifiche in materia penale. Ha espresso, per questo, il proprio disappunto il responsabile Giustizia di Azione, il deputato Enrico Costa: «Il ddl Nordio, quello sull’abuso d’ufficio, ancora rinviato. Iscritto all’odg dell’aula Camera per lunedì 27 maggio per l’approvazione definitiva, il punto salterà e si andrà dopo le Europee. Sulla giustizia una maggioranza al rallentatore, tra indecisioni e rinvii».

Valentina Stella per Il Dubbio

 

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