Anno: XXVIII - Numero 136    
Martedì 14 Luglio 2026 ore 13:30
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Ora il Campo largo pensa alla “ritirata”, ma Conte rincara la dose sulla Russia

Ipotesi rinvio dell’evento di Padova, il leader M5S: «La Russia non ci minaccia». Ira di Calenda, Picierno, Magi e degli Europeisti.

Ora il Campo largo pensa alla “ritirata”, ma Conte rincara la dose sulla Russia

Doveva servire a lanciare un lungo anno elettorale la manifestazione del Campo largo a Napoli, ma nel giro di un’ora l’evento in piazza del Gesù Nuovo si è trasformato in un mezzo disastro. Forse anche tre quarti. Prima la contestazione dei disoccupati organizzati, poi quella di Potere al Popolo, ai limiti della violenza, fino alle parole dal palco del leader M5S Giuseppe Conte, che ha parlato di «costruzione della minaccia russa per giustificare la corsa al riarmo». Parole che hanno scatenato un putiferio nel Pd, tra chi preferisce il silenzio (Schlein) e chi (Gori, Sensi) si ribella chiedendosi se sia ancora possibile la convivenza nella stessa coalizione. Con il risultato che da un lato il leader di Iv Matteo Renzi gongola, spiegando che il Campo largo da solo non va da nessuna parte e che quindi occorre costruire un centrosinistra in cui il centro, appunto, abbia pari voce in capitolo rispetto alla sinistra.

«Non ho timori, ho la certezza che il blocco unico Pd- M5S-Avs da solo perderà le elezioni. Il Campo largo perde, il centrosinistra unito vince. Lo dice la matematica, lo dice la politica, lo dice il buon senso. Servono i voti dei riformisti – ha spiegato l’ex presidente del Consiglio – Al ballottaggio tra Conte e Schlein, voterei Elly. Ma non ho accantonato il progetto di avere un nostro candidato o una nostra candidata forte fin dal primo turno. Credo poco a improvvisati partiti degli assessori, mentre ho grande fiducia in chi ha fatto il sindaco. Ecco, Casa Riformista è pronta a sostenere un sindaco o ex sindaco. E al primo turno non andremo male».

Ma dall’altro lato la mezza debacle di Napoli, nonostante il segretario di Sinistra italiana Nicola Fratoianni abbia ribadito ancora ieri che dal capoluogo partenopeo sia stata costruita «l’architrave dell’alternativa», sta facendo riflettere gli stessi leader di Pd, M5S e Avs sulla possibilità di rinviare la seconda delle due tappe di lancio della lunga campagna elettorale. Dovrebbe tenersi mercoledì a Padova, ma gli sherpa dei tre partiti stanno ragionando sull’idea di sfruttare la discussione in Aula sulla legge elettorale per dirsi impegnati in cause di forza maggiore, con l’obiettivo di far calmare le acque.

Ma nel frattempo a tenere alta la tensione ci pensano sia lo stesso Conte, che ieri sui social ha difeso la propria posizione sulla Russia espressa dal palco di Napoli, sia chi al campo largo si oppone strenuamente, a partire dagli europeisti. «Conte dice chiaramente quello che un pezzo significativo che l’attuale coalizione del Campo largo pensa, compresi “intellettuali” come Travaglio e Di Battista, quindi non penso che sia stata una frase equivocata – spiega Piercamillo Falasca, animatore della componente europeista – c’è il tentativo di spostare le posizioni del Campo largo su quelle del M5S». Falasca spiega anche che «non riconoscere la minaccia russa espone il Paese e il possibile governo del Paese a rischi di sicurezza nazionale» e che il Pd «derubrica tutto questo a una questione di programma ma non è così». Per questo «il modo migliore» per sventare tutto questo è «lavorare a un’area centrista che raggruppi Calenda, Marattin, Picierno, attraverso il collettore rappresentato dai valori europeisti».

E proprio Calenda e Picierno hanno lanciato ieri una sorta di contromanifestazione del Campo largo, annunciando un evento per martedì 21 luglio a Caserta ed Ercolano. «Se siete stanchi di ambiguità, propaganda e falsità su Europa e Ucraina, vi aspettiamo – ha scritto Calenda chiamando a raccolta i suoi – Di quanto accaduto a Napoli non ci sorprende la menzogna filorussa di Giuseppe Conte, ormai uno dei massimi esponenti della propaganda putiniana in Italia. Ciò che ci sorprende, ma a dire il vero neanche troppo, è l’assenza di prese di posizione, in primis da parte della candidata leader del campo largo in pectore, Elly Schlein».

Ma lo stesso Conte si difende e sui social spiega il suo punto di vista, ribadendo quanto detto a Napoli. «In Italia basta mettere in discussione i miliardi buttati per la corsa al riarmo per finire bersaglio di attacchi da tutte le direzioni. Io lo confermo: non penso che la minaccia numero uno per gli italiani sia la volontà della Russia di invaderci e che quindi la nostra emergenza sia buttare montagne di miliardi per una affannosa corsa al riarmo – ha scritto l’ex presidente del Consiglio – Quanto alla minaccia russa nei confronti dei Paesi europei, che i potenti comparti industriali e finanziari che ne traggono profitto economico hanno interesse ad alimentare sempre più, si può leggere la valutazione del comandante Nato Grynkewich secondo cui “la Russia non sta cercando un conflitto”». E mentre il segretario di Più Europa, Riccardo Magi, che è in coalizione, chiede «un tavolo di confronto» perché «il pericolo russo è un fatto e non un’opinione», la risposta arriva da Picierno, che parla di «ennesima vergognosa piroetta» da parte di Conte.

«I fatti – ragiona Picierno – a metà giugno il Generale ha detto: “Il mio compito è garantire che la Russia capisca che, se dovesse tentare qualcosa negli Stati baltici, non ci riuscirebbe. E proprio perché sa che non ci riuscirebbe, non correrà un rischio del genere”. Conte traduce l’intervento del Generale in campolarghese: dal Campo Largo al Campo Lavrov. Signore, aiutali».

Giacomo Puletti su Il Dubbio

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