Caso Almasri, la palla al Tribunale dei ministri.
Come funziona il collegio dei tre giudici che dovranno indagare sulla premier, Piantedosi, Nordio e Mantovano.
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“Parola al Tribunale dei ministri”, è la frase più ricorrente in queste ore in cui Giorgia Meloni, Alfredo Mantovano, Matteo Piantedosi e Carlo Nordio sono indagati per peculato e favoreggiamento personale per la scarcerazione e il rimpatrio del comandante libico Almasri, accusato di essere un torturatore dalla Corte penale internazionale.
Ma cosa dovrà fare il Tribunale dei ministri? I tre giudici del collegio hanno 90 giorni di tempo per decidere se archiviare l’indagine o se mandare a processo gli indagati. In questo spazio di tempo possono ascoltare Meloni e i suoi, fare tutte le indagini del caso, avvalersi di consulenti. La legge che lo ha istituito nel 1989 – con il compito di valutare i reati compiuti nell’esercizio delle funzioni di governo – prevede che se il tribunale decide per l’archiviazione, la scelta non è impugnabile. Il procuratore competente, se interpellato sull’archiviazione, può chiedere una proroga delle indagini di 60 giorni. Quello di Roma, in questo caso. Il tribunale può inoltre decidere di archiviare il fascicolo per i reati ministeriali, ma trasmettere le carte alla procura per vedere se non ci siano reati comuni.
Se, invece, in base alle indagini, il giudice ritiene che un processo possa essere fatto perché l’accusa ha qualche elemento a suo sostegno, allora deve trasmettere gli atti al procuratore di Roma. Che, però, ha un passaggio obbligato: deve chiedere l’autorizzazione a procedere al Parlamento. Alla Camera, nel caso di Meloni, Mantovano e Nordio, perché sono anche deputati. Del Senato, nel caso di Piantedosi perché Palazzo Madama ha la competenza per chi non è parlamentare.
A quel punto saranno i parlamentari a decidere: è lecito prevedere che anche se (ipotesi meno probabile) il fascicolo su Almasri arrivasse fino a questo punto, la maggioranza di centrodestra non darà mai il via libera al processo. La faccenda giudiziaria si chiuderebbe così. Quella politica, ovviamente, segue un altro binario.
di Federica Olivo su Huffpost
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