Anno: XXVIII - Numero 152    
Mercoledì 5 Agosto 2026 ore 13:30
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Riforma Corte dei conti, ok del Cdm ai decreti attuativi

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Riforma Corte dei conti, ok del Cdm ai decreti attuativi

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera ai decreti attuativi della riforma della Corte dei conti. Una decisione che apre ufficialmente una nuova stagione per la magistratura contabile, ma che rischia anche di alimentare l’ennesimo scontro istituzionale con le toghe, destinato a proseguire dopo l’estate. 

Poche ore prima del via libera, l’Associazione magistrati della Corte dei conti (Amcc) aveva indetto una conferenza stampa per chiedere al governo un breve rinvio, spiegando di aver ricevuto i testi soltanto il giorno precedente. «Un differimento non rallenta l’iter della delega», aveva sostenuto il presidente Donato Centrone, ricordando che i decreti dovranno comunque essere esaminati dalle commissioni parlamentari e dalla Conferenza Stato-Regioni. L’associazione aveva inoltre rinnovato la richiesta di un incontro con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, non escludendo, se il confronto dovesse continuare a mancare, uno sciopero in autunno. La protesta, però, parte da lontano.

Lo scorso 19 giugno i magistrati contabili hanno infatti proclamato lo stato di agitazione contro la riforma approvata dal Parlamento su iniziativa della maggioranza, primo firmatario Tommaso Foti (FdI), relatore Pierantonio Zanettin (FI). Una dinamica ormai ricorrente: ogni intervento sull’ordinamento giudiziario viene letto dalle toghe come un possibile vulnus all’autonomia della magistratura.

L’Amcc ha contestato praticamente tutti i punti qualificanti della riforma: il rafforzamento dei poteri del Procuratore generale, la riorganizzazione delle sezioni regionali e centrali, la distinzione tra funzioni requirenti e giudicanti e la revisione del controllo concomitante sulla spesa pubblica. Secondo Massimiliano Minerva, componente del direttivo dell’associazione, strumenti come l’avocazione dei procedimenti e la sottoscrizione congiunta degli atti rischiano di comprimere l’autonomia del pubblico ministero contabile, mentre il controllo concomitante verrebbe di fatto svuotato, diventando attivabile soltanto su richiesta.

Il governo, invece, ha sempre rivendicato una filosofia opposta. La riforma nasce dalla necessità di rendere più efficiente una macchina che presenta criticità ormai evidenti. Dal 2019 ai primi mesi del 2024 la Corte dei conti ha recuperato appena il 7 percento delle somme oggetto di condanna: poco più di 300 milioni di euro su oltre 3 miliardi accertati. Un dato che alimenta una domanda inevitabile: quale utilità hanno condanne milionarie se poi il denaro non rientra nelle casse pubbliche?

Da qui il rafforzamento dei poteri di coordinamento del Procuratore generale, la razionalizzazione delle strutture territoriali e centrali e il nuovo sistema assicurativo per dirigenti e funzionari pubblici, pensato per rendere concretamente esigibili i risarcimenti del danno erariale.

Proprio la riorganizzazione degli uffici ha alimentato un’ulteriore polemica. Mentre il Parlamento decideva infatti di ridurre il numero degli incarichi direttivi, il Consiglio di presidenza della Corte dei conti effettuava ben dieci nomine ai vertici degli uffici, poi stoppate a Palazzo Chigi. Una scelta che, secondo i sostenitori della riforma, poteva consolidare un assetto destinato a essere profondamente modificato.

Sul confronto pesa infine anche l’annosa vicenda del Ponte sullo Stretto. L’ipotesi che la riforma possa rappresentare una risposta ai controlli esercitati dalla Corte, che ha di fatto “bocciato” l’opera, è stata respinta dalla stessa Amcc. «Non vogliamo credere che vi sia alcun collegamento», ha dichiarato Elena Papa, ricordando che i magistrati hanno semplicemente applicato le norme sulla legittimità degli atti, senza interferire nelle scelte politiche.

Le opposizioni hanno immediatamente fatto proprie le critiche dei magistrati contabili. Il Partito democratico ha parlato di un «indebolimento» degli organi di controllo e di una separazione delle carriere estesa anche alla magistratura contabile, mentre il Movimento 5 Stelle ha accusato il governo di voler mettere «la mordacchia» alla Corte dei conti.

Il via libera del Consiglio dei ministri non chiude quindi la partita. Al contrario, apre una fase destinata a proseguire in Parlamento e nel confronto con la magistratura contabile che promette battaglia. Sullo sfondo resta però il nodo centrale della riforma: conciliare l’autonomia della Corte dei conti con l’esigenza, sempre più avvertita, di rendere più efficace il controllo sull’impiego delle risorse pubbliche.

Giovanni Maria Jacobazzi su Il Dubbio

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