Priorità ai correttivi più urgenti, per il resto ci sono 6 mesi di tempo
Il presidente del Cnf rilancia l’allarme sulla trattazione scritta: «È così raro poter guardare in faccia il giudice»
L’esordio di Francesco Greco, presidente del Cnf, racconta persino più di quanto riporti il documento pur «molto preciso», come riconosciuto dal vicepresidente della commissione Giustizia Federico Cafiero de Raho, fatto pervenire per l’audizione. Ebbene, nell’incontro da remoto con l’organismo parlamentare che dovrà esprimere il parere sul decreto di attuazione della riforma forense, il vertice istituzionale degli avvocati italiani premette: «Mi dispiace non poter essere fisicamente con voi, ma avevo un’udienza a Palermo particolarmente delicata. E capirete che di questi tempi, per noi avvocati, è così raro poter ottenere un’udienza fisica, poter guardare in faccia il nostro giudice, che mi sembrava assurdo non cogliere una simile occasione…». E sì, Greco ripete quanto negli ultimi mesi il Cnf e tutte le rappresentanze forensi raccomandano alla politica: non è possibile che il ricorso di fatto esclusivo, almeno nel civile, alla trattazione scritta abbia decretato l’altrettanto sostanziale espulsione delle parti, dei cittadini e dei loro difensori, dalle aule di giustizia. È un monito che ovviamente non potrà essere il decreto legislativo di attuazione della nuova legge forense a sciogliere. Ma è forse un pro memoria per i partiti in vista delle elezioni, un richiamo a mettere la modifica della regola sulla trattazione scritta in cima ai programmi sulla giustizia.
Riguardo allo schema di decreto legislativo all’esame della commissione di Montecitorio (in vista di un parere che, come da norma, è necessario ma non vincolante per il governo), Greco puntualizza subito la chiave della questione: «Abbiamo ascoltato le osservazioni delle componenti dell’avvocatura intervenute fin qui nel corso di quest’audizione. Molte le conosciamo perché sono state fatte pervenire, oltre che alla commissione Giustizia, anche al Consiglio nazionale. Bisognerebbe però distinguere fra le proposte di modifica che potrebbero essere tranquillamente accolte con i provvedimenti correttivi che la legge delega prevede, e che potranno essere adottati entro sei mesi dall’entrata in vigore del decreto legislativo di attuazione della delega, e le modifiche effettivamente urgenti, relative al procedimento elettorale per il rinnovo innanzitutto del Consiglio nazionale.
Se queste ultime non fossero immediatamente inserite nel testo che il Consiglio dei ministri andrà a emanare in via definitiva», fa notare Greco, «c’è il rischio che le elezioni si svolgano con le vecchie regole». E il presidente del Cnf si sofferma sulla discrasia principale: nella formulazione consegnata dal governo alle Camere «non è immediatamente chiaro che l’alternanza di genere deve essere garantita, nei distretti che eleggono più di un consigliere nazionale, a partire non dall’eventuale terzo, ma dal secondo eletto». Ci si riferisce alla parte dell’articolo 57 comma terzo (così classificato, almeno, nello schema di decreto ancora non emanato e per ora sottoposto al vaglio delle commissioni parlamentari) che riguarda appunto «i tre distretti di Corte d’appello maggiori, Roma, Milano e Napoli, nei quali c’è il rischio che, un’interpretazione inadeguata conduca a introdurre l’alternanza di genere solo dopo i primi due nomi da esprimere». È il punto più urgente. Gran parte delle altre note resteranno affidate al documento consegnato dal Cnf.
Greco però tiene a ricordare una sfumatura testuale evidentemente importante: «Al comma 2 dell’articolo 1 si fa rifermento alla dignità della professione. Bisognerebbe sostituire tale vocabolo con la parola funzione, perché non è che deve essere garantita la nostra dignità, semplicemente, ma più in generale la funzione dell’avvocato come artefice, con il magistrato, della giurisdizione».Insieme con Greco la commissione Giustizia di Montecitorio presieduta, per l’occasione, non da Ciro Maschio di FdI ma appunto da de Raho, del Movimento 5 Stelle, vengono ascoltati i rappresentati di diverse altre componenti dell’avvocatura. Il coordinatore dell’Ocf Fedele Moretti fa notare come «il decreto legislativo riprenda fedelmente la proposta che l’avvocatura aveva trasmesso a governo e Parlamento nel 2025: i soli punti da correggere riguardano la coerenza con il testo di delega», cioè la legge già approvata dal Parlamento in via definitiva. In particolare, rileva Moretti, «si dovrebbero meglio precisare i poteri dei Coa nella cancellazione di un iscritto per mancato esercizio della professione». Rispetto all’elezione dei consiglieri Cnf, Moretti osserva che «per i grandi distretti titolati ad eleggere tre consiglieri, bisognerebbe precisare che ciascuno dovrebbe provenire da Ordini diversi, in modo da garantire una rappresentanza più diffusa possibile».La platea degli auditi è molto ampia.
Tra le altre, da segnalare le osservazioni delle componenti della Giunta Aiga Alberta Martini Barzolai e Giulia Marcheschi, secondo le quali, oltre al rischio di equivoci sull’alternanza di genere segnalato anche da Greco, resta per esempio «il problema della piena discrezionalità del giudice nei casi in cui il difensore attivi una procedura monitoria e di provvisoria esecuzione, persino a fronte del parere di congruità espresso dal Consiglio dell’Ordine».
Di diversa natura la principale richiesta dell’Ucpi, il cui componente di giunta Valerio Murgano ricorda che «la tutela del segreto professionale non è sufficientemente garantita nei confronti dell’autorità investigativa». Analoghe alcune delle proposte correttive avanzate dal presidente dell’Unione nazionale Camere civili Alberto Del Noce, che ricorda come «il segreto professionale debba essere protetto, anche sulla base della recente sentenza costituzionale, non solo nelle società tra avvocati ma anche, se si tratta di una società con un socio di capitale, nei confronti di quest’ultimo, laddove ora è vietata solo la divulgazione all’esterno».
Oltre alle associazioni specialistiche generaliste (tra queste è intervenuta anche Anf, per voce del segretario Giampaolo Di Marco), sono stati auditi anche il presidente del Coa di Firenze Sergio Paparo, che ha raccomandato un coordinamento del testo con la delega, sempre ai fini di una tempestiva celebrazione del voto per i prossimi consiglieri, e il presidente dell’Unione Triveneta Andrea Pasqualin, che ha “verbalizzato” anche le proposte riguardanti «la monocommittenza», a cominciare dalla «necessità di una tutela per i casi di contratto a tempo determinato e a rinnovo automatico, nel senso di imporre che l’eventuale diniego del rinnovo venga comunicato con un preavviso di almeno 6 mesi».
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