Oggi Mga in audizione alla Camera sulla riforma della legga professionale.
Saremo rappresentate dal presidente, Cosimo D. Matteucci, che porterà alla Commissione i punti critici che Mga ha già chiarito con nettezza nell’ultimo Congresso nazionale.
La riforma proposta non è il frutto di una reale condivisione della classe forense. C’è una distanza abissale tra ciò che è stato dichiarato dal vertice istituzionale dell’avvocatura e ciò che emerge dal lavoro quotidiano negli studi, nelle aule e nella vita professionale di migliaia di colleghe e colleghi.
In particolare:
- Il terzo mandato è una previsione che non nasce da un confronto vero. Si tratta di un innesto arbitrario, non approvato dai tavoli tecnici chiamati a redigere la bozza di riforma. Presentarlo come volontà diffusa dell’avvocatura è un artificio politico, non una fotografia della realtà.
- Una riforma priva di consenso non può essere affidata alla normazione delegata di matrice governativa: la delega trae origine da un testo che non ha mai costruito un consenso autentico nella categoria.
- La riforma è vecchia prima ancora di nascere. Conserva lo status quo, ignora le trasformazioni della professione, non intercetta la crisi strutturale che impoverisce una larga parte dell’avvocatura e non si misura con i nuovi modelli di lavoro, con le nuove tecnologie, con l’emergenza generazionale.
- Sulla monocommittenza, il testo peggiora quanto già oggi non funziona. Non riconosce tutele a chi, di fatto, vive in una condizione para-subordinata dentro gli studi e introduce un obbligo di esclusiva che rischia di trasformare intere fasce dell’avvocatura giovane in lavoratrici e lavoratori dipendenti senza diritti: privati della possibilità di costruire una clientela propria, ma esposti al potere di recesso del dominus in qualsiasi momento.
Essere stati convocati – noi, l’unica associazione non inserita tra quelle “maggiormente rappresentative” – è un segnale politico molto chiaro: la nostra voce è ascoltata, considerata, riconosciuta.
Significa che il lavoro svolto negli anni, dentro e fuori le aule di giustizia, ha costruito autorevolezza reale.
Continuiamo a prenderci lo spazio che ci compete.
Con lucidità, con coraggio, e con l’idea ostinata che il futuro dell’avvocatura non possa essere scritto senza chi lo vive tutti i giorni.
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