L’ex Anm Poniz agli avvocati: "Ora i vertici si dimettano".
L’associazione dei legali: "Il rapporto fra avvocati e magistrati resti dialettico" . .L’associazione dei legali: "Il rapporto fra avvocati e magistrati resti dialettico" . .
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Il giorno dopo l’esito di un referendum che ha portato ad una vittoria schiacciante del “No” sono scintille fra l’ex presidente della Anm Luca Poniz e le Camere penali che hanno fatto campagna per il “Si”. Poniz sui social: “Dal voto, con la vittoria del No al referendum costituzionale sulla giustizia, esce travolta un’intera classe dirigente dell’avvocatura, impegnata in una irresponsabile campagna di violenta delegittimazione della magistratura, in ciò spesso alleata con le posizioni più estreme e non di rado volgari”. Poniz è attualmente sostituto procuratore generale. Ora “quale sia il destino dei dirigenti delle camere penali – aggiunge – è un problema che riguarda loro”, tenuto conto che “si tratta della ulteriore conferma di una scarsa rappresentatività”, come la “già nota modesta rappresentatività numerica (4%) della avvocatura)”.
E ancora: “Se esistesse anche un minimo di sensibilità istituzionale, – conclude – ci si attenderebbe dimissioni da parte di chi ha speso impropriamente ruoli di rappresentanza”. I dirigenti – si legge ancora nel post che è subito circolato tra gli avvocati milanesi – hanno portato avanti una campagna “violenta”, anche “in nome di avvocati che certo quel mandato non hanno mai conferito, come raccontano i tanti coraggiosi avvocati che si sono sottratti ad un’operazione davvero sconcertante per l’insensibilità istituzionale che dimostrava”.
Le Camere penali, aggiunge il magistrato, sono state “ancora una volta battute su un tema che è diventato una ossessione e agitato come slogan, come esattamente ha compreso chi ha detto No”. I magistrati, scrive Poniz, “continueranno a svolgere il loro alto compito, avendo un solo padrone: la Costituzione della Repubblica! Grazie alle cittadine e ai cittadini”. In risposta l’Ordine degli Avvocati, in una nota arrivata in serata, esprime “sconcerto e preoccupazione” in relazione alle esternazioni di Poniz. Ribadisce come “la cultura della giurisdizione si indebolisca ogni volta che il confronto scivola nella contrapposizione, addirittura nella denigrazione di una categoria, e si comprometta quando si evocano logiche di resa dei conti, tanto più se affidate ai social”.
Il rapporto tra avvocatura e magistratura, si legge nella nota, “è, per sua natura, dialettico, ma deve restare fondato su rispetto, lealtà e verità. È su questo terreno che si tutela davvero la giustizia. Ed è qui che il confronto deve continuare”. Fuori da questo perimetro, conclude l’Ordine, “ci si espone a una deriva che la nostra civiltà giuridica non può permettersi. Quel che occorre è un dialogo sereno e costruttivo. I problemi della giustizia sono sul tavolo e con serietà vanno affrontati e risolti”
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