«L'Anm è un sindacato, ma si comporta da partito»
Intervista a Carmen Giuffrida, giudice del Tribunale per i minorenni di Catania, tra i fondatori del Comitato per il Sì.
In evidenza
Carmen Giuffrida, giudice del Tribunale per i minorenni di Catania, una parte dei magistrati per il Sì, lei compresa, ha deciso di formare un comitato che propone alla politica delle riforme ritenute urgenti, tentando una via alternativa per la separazione delle carriere. Perché dovrebbe funzionare?
Vorrei innanzitutto precisare che la separazione delle carriere è solo uno dei molteplici obiettivi del Comitato, tutti accomunati dal perseguimento di una giustizia giusta e di una magistratura svincolata dalla politica, come lo stato di diritto impone. Non pretendiamo di offrire garanzia che gli obiettivi perseguiti dal Comitato verranno raggiunti. D’altronde noi non possiamo che limitarci a proporre, argomentare e sostenere. Penso comunque sia apprezzabile la nostra volontà di continuare a metterci in gioco. Invece, soprattutto da qualche giornalista e, paradossalmente, proprio da coloro che durante la campagna referendaria sostenevano il sì, abbiamo ricevuto diversi attacchi perché – a quanto pare – non hanno gradito la costituzione di un Comitato e si aspettavano invece la costituzione di una corrente o di una associazione. Premesso che la costituzione di un Comitato non esclude in futuro quella di una associazione alternativa alla Anm, laddove dovessero esservi le condizioni, ritengo comunque che ogni attacco mosso in assenza di previa interlocuzione che consenta di spiegare le ragioni di una scelta denoti pregiudizio e assenza di professionalità. Quanto alla costituzione di una corrente, io personalmente escludo tale possibilità dato che abbiamo personalmente assistito al (e combattuto il) degrado di quelle già esistenti e non ritengo sia una soluzione la costituzione di una nuova.
Cosa risponde a chi vi accusa di politicizzazione?
Non comprendo le ragioni di questa accusa. Il Comitato è stato fondato da magistrati che non sono in alcun modo accomunati da eventuali orientamenti politici ed è aperto al mondo dell’avvocatura, dell’università e alla società civile a prescindere da qualunque orientamento. Il Comitato intende proporsi come cuore pulsante e attrattivo di quelle forze che desiderano realizzare riforme non gattopardesche.
Al di là del dibattito ordinamentale, qual è la vostra diagnosi sullo stato di salute della giustizia italiana? Da dove partirebbe per riformarla?
Se si dovesse fare una diagnosi completa sullo stato di salute della giustizia non si potrebbe che rispondere che purtroppo è gravemente malata e che necessita di molteplici interventi in molteplici direzioni. Il Comitato ha deciso di selezionare gli obiettivi elencati nello statuto ritenendo che una giustizia efficiente, prima che essere una giustizia veloce, sia una giustizia giusta. Va comunque sottolineato che il conseguimento di una giustizia giusta implica di per sé una maggiore celerità di chiusura dei procedimenti riducendo il numero di ricorsi in appello e in Cassazione.
I critici hanno notato che al Comitato non hanno aderito tutti i magistrati che, durante la campagna elettorale per il referendum, hanno fatto attivamente propaganda per il Sì. C’è stata una spaccatura del fronte o i motivi sono altri?
Non c’è stata alcuna spaccatura. Durante la costituzione del Comitato, nessuno dei magistrati facenti parte del gruppo dei magistrati per il sì ha mosso obiezioni specifiche né tantomeno ha evidenziato problemi di possibile politicizzazione. Assai più semplicemente, diversi colleghi avevano già deciso di mettersi gioco limitatamente al referendum, nel quale credevano fortemente e che consideravano “l’ultimo treno”. Altri, a causa del grande impegno profuso durante la campagna referendaria, hanno preferito non imbarcarsi in una nuova avventura immediatamente. Altri ancora hanno preferito non essere soci fondatori esprimendo la volontà di aderire come soci, cosa che di fatto stanno facendo.
L’Anm si è subito posto come interlocutore della politica e di recente ha “battezzato” la neonata Camera forense per la Costituzione. Che ne pensa?
Ritengo, come ho ripetutamente sottolineato durante la campagna referendaria, che la magistratura associata si comporti ormai come partito politico e come tale voglia interloquire, pur costituendo ciò un grave attentato allo stato di diritto. La scelta di parte degli avvocati di costituire la Camera forense per la Costituzione come naturale prosecuzione del Comitato Avvocati per il No e della Anm di battezzarla credo costituisca prova evidente di una alterazione degli equilibri e dell’ingresso di nuovi soggetti che intendono porsi come interlocutori politici. Non è come si chiama un organismo che lo qualifica, ma è l’attività concreta che svolge. L’Anm si chiama sindacato, ma si arroga diritti propri di un partito politico.
Esiste oggi lo spazio – e soprattutto la volontà – per fondare un sindacato alternativo che rappresenti i magistrati non iscritti alle correnti tradizionali?
La volontà esiste da molto tempo prima del referendum. Quanto allo spazio, purtroppo credo che al momento ve ne sia molto poco. I colleghi sembrano ormai troppo abituati ad utilizzare, o anche semplicemente ad accettare passivamente, le logiche correntizie di cui la Anm è ormai interamente permeata. Questa è la risposta che avrei dato a coloro che hanno contestato l’istituzione del Comitato ritenendo che invece si dovesse costituire una associazione. È chiaro che, se dovesse arrivare un numero consistente di adesioni al Comitato da parte di magistrati che volessero aderire alle nostre proposte dimostrando l’estraneità a logiche correntizie, certamente valuteremmo insieme a loro la costituzione di una associazione alternativa alla Anm che operi fuori dalle logiche politiche e correntizie e svolga attività meramente sindacale.
Lei ha denunciato pubblicamente sui social di aver ricevuto messaggi minatori da parte di colleghi schierati per il “No”. Qual era il tenore di tali attacchi? Ha ritenuto opportuno procedere per vie legali o disciplinari per tutelare la sua onorabilità e l’indipendenza della sua funzione?
Durante un’intervista a Radio radicale, il giorno stesso dell’esito referendario, ho dato lettura di un messaggio minatorio inviato all’interno di una chat di magistrati. Un collega scriveva testualmente: “Però chi ha sputato sull’ordine cui appartiene, sulla toga che indossa, su tutti i colleghi che fanno con onestà il lavoro, non può cavarsela, non deve cavarsela”. Circolavano altre frasi del medesimo tenore su chat, mailing list e Facebook. Non ho mai avuto alcun interesse a sporgere querela perché, come già dissi in una intervista a Il Foglio, non temo queste minacce. È ovvio che minacce di questo tenore non possono che essere riferite ad eventuali ritorsioni sul piano professionale. Ma io so di aver sempre fatto il mio lavoro. È chiaro che, laddove il contenuto di queste minacce si dovesse concretizzare, per esempio nel momento in cui mi si dovesse immotivatamente negare la settima valutazione, attualmente in corso, o dovesse essere avviato nei miei confronti un qualunque immotivato procedimento, allora sì che utilizzerei le minacce a ulteriore riprova della pretestuosità di qualunque provvedimento illegittimo. D’altronde, non sono nuova ad impugnare delibere del Csm né a vincere le relative cause.
Altre Notizie della sezione
Tommaso Greco: «Solo il diritto ci può salvare dalle guerre»
07 Maggio 2026Il filosofo del diritto interviene a Siracusa per “Antigone e il suo paradosso”: «Contro il riarmo serve rilanciare il diritto internazionale»
La solitudine del Ministro Giorgetti
28 Aprile 2026i Il Ministro Giorgetti è stato lasciato solo alla presentazione del Def – documento di finanza pubblica.
D’Alema avverte il centrosinistra: le primarie rischiano effetto boomerang e divisioni
27 Aprile 2026L’ex premier invita a evitare scontri interni, puntare su programma condiviso e allargamento ai moderati per costruire alternativa credibile di governo.
