Anno: XXI - Numero 9    
Giovedì 9 Luglio 2020 ore 16:00
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Le richieste degli avvocati per una nuova magistratura

Le proposte avanzate dalla Giunta dell'Unione delle Camere penali

Le richieste degli avvocati per una nuova magistratura

Separazione delle carriere tra pm e giudici, due separati Csm, per “restituire innanzitutto alla Magistratura Giudicante la sola, ma decisiva autonomia ed indipendenza che le è oggi negata: quella dalla magistratura inquirente.

E poi l’abrogazione di norme e il divieto di prassi che consentono il distacco di magistrati presso i ministeri, ed in primo luogo il ministero di Giustizia, “una scandalosa anomalia” che non ha eguali nel mondo, e che letteralmente sovverte il principio cardinale di ogni democrazia politica, vale a dire il principio della separazione dei poteri. Queste le proposte avanzate dalla Giunta dell’Unione delle Camere penali. 

“All’indomani della pubblicazione delle prime intercettazioni relative alle indagini della Procura di Perugia, ammonimmo” – spiegano i penalisti – “di quanto fosse illusorio pensare di liquidare ciò che già andava con chiarezza emergendo, come un isolato episodio di malcostume di qualche singolo magistrato. Perciò l’Unione delle Camere penali italiane convocò “Gli Stati Generali dell’Ordinamento Giudiziario”, con la partecipazione della stessa Associazione nazionale magistrati oltre che dell’Accademia e della Politica, per sottolineare la indispensabile necessità di affrontare una volta per tutte una coraggiosa riforma della Giustizia, muovendo proprio dalla riforma dell’ordinamento giudiziario. Ora che il materiale investigativo è stato integralmente depositato, quella nostra allarmata denuncia trova piena e definitiva conferma, mentre si consuma una crisi della Magistratura italiana che non ha precedenti nella sua storia, ma che continua a non essere compresa nelle ragioni che manifestamente l’hanno determinata”.

“Quelle intercettazioni – a parere dell’Unione delle Camere penali – confermano in modo lampante quali siano i luoghi del potere giudiziario che interessano e contano, ed intorno ai quali si affannano e si impegnano senza tregua i vertici politici della magistratura italiana: Procure della Repubblica e Ministero di Giustizia. Una eclatante anomalia, se è vero che dovrebbe invece essere il Giudice, cioè colui che pronuncia la sentenza, ad interpretare il ruolo più alto e più forte della funzione giurisdizionale. Ma sappiamo tutti quale immenso, anomalo potere abbiano raggiunto nel nostro Paese gli Uffici di Procura; quanto l’apertura di una indagine, la semplice iscrizione nel registro degli indagati, una richiesta di misura cautelare bastino di per sé sole a determinare le sorti della vita istituzionale, politica ed economica del Paese, e quanto indifferente sia poi l’esito giudiziario di quelle indagini. Lo stesso assetto della Associazione Nazionale Magistrati, il cui governo è immancabilmente affidato a magistrati del Pubblico Ministero pur rappresentando costoro nemmeno il 20% dell’intera Magistratura italiana, è la più nitida fotografia di questa autentica anomalia democratica e costituzionale, che deve ormai essere affrontata e risolta con assoluta determinazione”.

Le proposte dei penalisti

“Occorre innanzitutto separare le carriere tra magistrati della Pubblica Accusa e Giudici, prevedendo altresì due separati Csm, per restituire innanzitutto alla Magistratura Giudicante la sola, ma decisiva autonomia ed indipendenza che le è oggi negata: quella dalla magistratura inquirente. Occorre poi, da subito, abrogare norme e vietare prassi che consentono il distacco di Magistrati presso i Ministeri, ed in primo luogo presso il Ministero di Giustizia, una scandalosa anomalia che non ha eguali nel mondo, e che letteralmente sovverte il principio cardinale di ogni democrazia politica, vale a dire il principio della separazione dei poteri”. “È finito il tempo delle ipocrisie, delle anime belle e dei sepolcri imbiancati” sottolineano. “Gli Uffici di Procura sono i luoghi nei quali si esercita il potere piu’ forte e incontrollato tra tutte le istituzioni del Paese, perché al tempo stesso essi governano la giurisdizione, con i suoi assetti e le sue istituzioni di “autogoverno”, e condizionano la politica giudiziaria dell’esecutivo, attraverso una occupazione massiccia e diffusa dei ruoli-chiave del Ministero di Giustizia”. In Commissione Affari Costituzionali – ricorda l’Ucpi – pende il disegno di legge di iniziativa popolare per la separazione delle carriere dei magistrati, promosso dall’Unione Camere Penali italiane e sottoscritto da oltre settantamila cittadini italiani. Riparta da qui la riscossa ed il riscatto delle nostre istituzioni giudiziarie, della credibilità della magistratura e della giurisdizione, in nome della separazione dei poteri e della indipendenza ed autonomia della magistratura.

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