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I diritti valgono per tutti.

La lettera del Coa di Firenze all’Israel Bar Association: «Lo Stato di diritto è universale oppure perde la sua ragione di essere»

I diritti valgono per tutti.

L’Ordine degli avvocati di Firenze si propone come «costruttore» del dialogo tra le avvocature di una delle aree a più alta tensione nel mondo: quella che comprende Israele e i Territori palestinesi. Da qui è nata l’idea di scrivere una accorata lettera all’Israel Bar Association (Iba), «per richiamarne l’attenzione sulla situazione dei diritti fondamentali della popolazione palestinese in Cisgiordania». Il testo, redatto in italiano e in inglese, è stato trasmesso dal presidente del Coa fiorentino, Sergio Paparo al suo omologo dell’Iba, Amit Bacher.

Nella lettera viene espressa «crescente e profonda preoccupazione» per quanto riguarda le violenze contro la popolazione civile palestinese, l’espansione degli insediamenti israeliani, le demolizioni e le confische di abitazioni e terreni, le restrizioni alla libertà di circolazione e le difficoltà di accesso alla tutela giurisdizionale nei territori della Cisgiordania. L’Ordine di Firenze ribadisce, al tempo stesso, una condanna «senza alcuna riserva» del massacro perpetrato da Hamas e da altri gruppi armati il 7 ottobre 2023, sottolineando che la condanna della violenza contro la popolazione civile deve essere assoluta e, proprio per questo, «valere sempre e per tutti».

Nessun intento politico caratterizzato da tesi precostituite. Il Coa di Firenze ribadisce con chiarezza questo concetto, evidenziando che l’iniziativa con destinataria l’Iba non intende assumere una posizione sulla complessità politica e storica del conflitto israelo-palestinese, ma mira a richiamare la responsabilità comune della avvocatura nella difesa dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali. «Il diritto non può cambiare a seconda di chi ne invoca la protezione», si legge nella lettera. Ne consegue l’invito rivolto agli avvocati israeliani affinché facciano sentire la propria voce sulla situazione in Cisgiordania, chiedendo che le violenze contro la popolazione civile palestinese siano condannate senza ambiguità, che ogni episodio venga effettivamente investigato e che i responsabili siano perseguiti secondo la legge.

L’Ordine degli Avvocati di Firenze sottolinea inoltre il particolare valore di un eventuale intervento dell’avvocatura israeliana, chiedendo «di applicare alla tutela dei diritti della popolazione palestinese la medesima idea di Stato di diritto che avete difeso con determinazione quando avete ritenuto minacciata l’indipendenza della giurisdizione israeliana». «Lo Stato di diritto – si legge nella lettera – è universale, oppure perde la sua stessa ragione di essere», senza tralasciare la necessità della tutela della sicurezza di Israele e dei suoi cittadini che non può essere posta in alternativa al rispetto del diritto. «La difesa dei diritti umani e dello Stato di diritto – sostiene il Coa di Firenze – non può essere selettiva né dipendere dall’appartenenza nazionale, religiosa o politica di chi ne è titolare».

Da Firenze, città di Giorgio La Pira, infine, un appello all’avvocatura dell’altra sponda del Mediterraneo: «Non contro Israele. Non contro il popolo israeliano. Non in favore di un popolo contro un altro. Vi chiediamo di parlare in favore del diritto. E di farlo adesso». L’Ordine degli Avvocati di Firenze nel 2014 ha intrapreso un percorso di impegno internazionale con i colleghi dell’Ordine degli Avvocati palestinese in attività di rafforzamento delle competenze nell’ambito di programmi finanziati dall’Unione europea.

A giugno è stata ospitata una delegazione della Palestinian Bar Association, guidata dal presidente Fadi Abbas. «La sensibilizzazione che abbiamo inteso avviare con un documento indirizzato direttamente all’Israel Bar Association – spiega il presidente del Coa di Firenze, Sergio Paparo – avviene nella convinzione che esista una responsabilità che accomuna le istituzioni rappresentative dell’avvocatura, al di là dei confini nazionali». Dal capoluogo toscano il messaggio è chiaro: difendere il diritto, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali della persona, soprattutto quando la loro tutela diventa più difficile, è un impegno che non conosce confini.

Di Gennaro Gilmozzi su Il Dubbio

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