Avvocatura zittita, democrazia tradita
Il disegno di legge delega approvato il 4 settembre dal Consiglio dei ministri nasce in stanze chiuse e tavoli ristretti, senza il coinvolgimento reale delle avvocate e degli avvocati italiani, svuotando di senso il ruolo del Congresso Nazionale Forense e mortificando la partecipazione democratica dell’intera categoria.
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Il Congresso Nazionale Forense denuncia con forza il metodo verticistico e silenzioso con cui il Governo ha approvato il disegno di legge delega di riforma della legge professionale forense, fondato su principi elaborati senza un confronto aperto e trasparente.
La scelta di escludere l’avvocatura dal processo di definizione delle regole che ne disciplinano l’attività rappresenta un grave vulnus democratico: sono proprio le avvocate e gli avvocati italiani i protagonisti naturali di qualsiasi ipotesi di riforma della professione.
Il Congresso ribadisce la propria centralità quale massimo organo rappresentativo dell’avvocatura e chiede che qualunque intervento normativo sulla legge professionale forense nasca da un percorso partecipato, inclusivo e condiviso, in netta contrapposizione a metodi imposti dall’alto.
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