Le guerre alimentano la rabbia sociale e i partiti non sanno più governarla
Parla Giulio Sapelli, economista: «I social hanno un effetto doppiamente distruttivo perché fanno diventare precocemente e fintamente adulti molto prima».
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Sulle proteste di Milano l’economista Giulio Sapelli spiega che «per risolvere questa situazione ci vorranno anni di lavoro educativo» ma «ammesso e non concesso che si cominci questo lavoro che deve partire dalle famiglie, bisognerà pur fare qualcosa per mantenere l’ordine». E sui prossimi mesi è netto: «Tutto dipenderà da come andranno le Midterm in America – dice – Questa forma di neo-restringimento dello spazio democratico messo in atto da Trump prima o poi dovrà finire».
Professor Sapelli, pensa che le scene viste negli scorsi giorni con le proteste violente di Milano e quelle pacifiche al Sud si ripeteranno?
Se la guerra non finisce è chiaro che la situazione potrebbe ripetersi. Siamo in un clima di guerre permanenti iniziato guarda caso appena dopo la firma dell’accordo interessante ma piuttosto “leggero” della via del Cotone, che aveva un asse indiano-israeliano-saudita. E non dimentichiamo il Sudan, che è a poche centinaia di chilometri dalla nascita del Nilo, con gli Houti che sono un pericolo costante. Siamo in un clima di tensione con i giovani che hanno una grande difficoltà nell’immaginare il proprio futuro, peraltro con evidenti infiltrazioni della Fratellanza musulmana e dell’Intelligence russa.
Da cosa deriva tale disagio?
Non bisogna dimenticare che siamo in un periodo di crisi organica dei partiti, come la definiva Gramsci, dove essi non hanno più rapporti coi territori e con le masse del popolo e dunque divengono preda di piccoli gruppi di cacicchi o di potenze straniere. L’integrazione di popolazioni giovani, che hanno un’altra religione dalla nostra con usi, costumi e abitudini molto diverse contribuisce certo a questa situazione. Basta leggere la letteratura americana e metropolitana degli anni ‘60 sulla difficoltà di integrare i giovani che si organizzavano in gang. Quelli di Milano sono atti anche criminali ma che hanno una matrice da “gang giovanile”. In Italia oggi l’università non svolge più alcuna funzione altrimenti saremmo sommersi di studi sui giovani. Non sappiamo più come vive la gente, sia nei luoghi di lavoro che nei quartieri.
Vediamo coinvolti anche giovanissimi, perfino preadolescenti…
Da questo punto di vista un ruolo lo svolgono certo i social, che hanno un effetto doppiamente distruttivo perché fanno diventare precocemente e fintamente adulti molto prima. Decenni fa fino alla tarda adolescenza non avevi una conoscenza del mondo così ampia come hanno oggi i post-bambini, i giovanissimi, e qui certo c’è una responsabilità dei genitori.
Il governo è intervenuto con un altro decreto Sicurezza: basterà?
Per risolvere questa situazione ci vorranno anni di lavoro educativo. Ammesso e non concesso che si cominci questo lavoro che deve partire dalle famiglie, bisognerà pur fare qualcosa per mantenere l’ordine. Più che nuovi decreti avrei utilizzato meglio la Polizia postale per controllare i social e servirebbe maggiore integrazione tra le varie forze dell’ordine. Milano ha un questore e un prefetto e una grande tradizione di ottimi funzionari, poi Sala ha nominato un consulente alla Sicurezza come l’ex capo della Polizia Gabrielli. Io fossi stato il questore o il prefetto mi sarei indignato. Se aspettiamo che l’educazione abbia effetto non ci sarà più niente da educare, ma al tempo stesso se pensiamo che soltanto con dei decreti facciamo passare la rabbia ai giovani non abbiamo capito nulla. Ma peggio del governo fa l’opposizione, la cui dialettica non aiuta a credere alle prese di distanza dalla violenza, che pur ci sono state.
Nel frattempo sono stati rimossi i blocchi al Sud, ma agricoltori e camionisti sono preoccupato e il ministro Giorgetti vede «nuvoloni all’orizzonte». È preoccupato?
Anche io vedo nuvoloni all’orizzonte ma sono meno preoccupato di Giorgetti. Non dimentichiamo che il 60-70% della produzione agricola nazionale è al Nord o al Centro Nord. Il grosso della nostra agricoltura è nell’enorme riserva della Val Padana. Il Sud soffre ancora delle sue arretratezze e la questione meridionale esiste ancora. Quelli che si oppongono al Ponte sullo Stretto se lo dimenticano ma si supera anche con queste cose. E non è un caso che le proteste non si siano sviluppate al Nord. In primo luogo perché al Sud ci sono industrie molto più fragili, deboli e piccole e se anche ora l’infiltrazione mafiosa pervade più il Nord, il tessuto imprenditoriale logistico del Sud è sfilacciato.
Gli interventi del governo la convincono?
Mi pare che la cosa fondamentale sia che questo governo ha avuto nella Coldiretti una delle sue colonne elettorali, non soltanto in termini numerici ma politici e bisognerà vedere se questo idillio continuerà. Ora il governo deve anche dare agli agricoltori, dopo aver ricevuto molto. E le regole europee cozzano con queste dinamiche. Meloni fa bene a voler cambiare tali regole ma servirebbe un’autorevolezza istituzionale che non mi sembra il ministro Giorgetti possegga. È la debolezza di questo governo, oltre al ministro delle Imprese. La presidente del Consiglio è molto più creativa ed è una politica pura che è quello di cui abbiamo bisogno. Poi si possono non condividere le idee ma bisogna fare politica. Basta vedere la Grecia di Mitsotakis che si è rivelato un uomo molto capace.
Nei prossimi mesi si voterà in Usa, Spagna , Italia, Francia. Quali scenari prevede?
Penso che tutto dipenderà da come andranno le Midterm in America. Questa forma di neo-restringimento dello spazio democratico messo in atto da Trump prima o poi dovrà finire. Certe dinamiche come quelle sulla Groenlandia si ripetono, non dimentichiamo che il secondo presidente degli Stati Uniti comprò la Louisiana da Napoleone. Ma l’odio verso i migranti sta mostrando i suoi limiti, anche perché Trump ha dimostrato di non saper fare la guerra. Se fai una guerra di combattimento contro un altro Stato devi mandare le truppe nel terreno, l’illusione che si possa fare solo bombardando significa non aver capito nulla di strategia militare. Ma credo che Trump si avvii verso una sconfitta atroce.
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