Una valanga di tasse alle porte Il decreto sul rinvio? È sparito
Conte vara il Dpcm. l'opposizione attacca, troppa confusione
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C’è confusione. La brutta figura l’avevano già fatta prevedendo un rinvio delle tasse di appena 20 giorni. Ma con i giallorossi, ci ha insegnato la storia, non c’è limite al peggio. Si scopre che a pochi giorni dal termine utile, il governo non ha ancora varato il decreto per rendere attiva la misura. Dunque, si rischia una slavina fiscale tra circa 24 ore. Il ministero dell’Economia aveva annunciato nei giorni scorsi una proroga al 20 luglio per i versamenti di Irpef, Ires e Iva in scadenza al 30 giugno per i 4,5 milioni di contribuenti che sono tenuti al pagamento delle imposte. Il Mef prevedeva il varo di un Dpcm (ancora inesistente) per rivedere le scadenze di saldo. “Il provvedimento – faceva sapere il ministro, Roberto Gualtieri – viene incontro alle richieste di professionisti e imprese alle prese con un momento di gravissima carenza di liquidità a seguito della pandemia di Covid-19”. Ma alle 21 circa di domenica 28 giugno il provvedimento non è ancora arrivato. E i deputati pentastellati della commissione Finanze lanciano il grido di allarme. “È urgente e necessario che il Dpcm per il rinvio al 20 luglio delle scadenze Irpef, Ires e Iva venga licenziato. Mancano solo due giorni al 30 giugno e il rischio è una stangata fiscale per le imprese e i contribuenti”. Poi continuano: “Nel contesto del decreto Rilancio abbiamo già presentato un emendamento a prima firma Giovanni Currò per rinviare le scadenze giugno al 30 settembre e garantire alle nostre imprese un’estate meno complicata, aiutandole a ripartire. Intanto, però, occorre rinviarle almeno al 20 luglio così da consentire al Parlamento di ottenere anche l’obiettivo più ambizioso. Ricordiamo che, a proposito di questo rinvio, in commissione Finanze è stato votato a maggioranza un parere favorevole con relatore Luca Migliorino. Ci sono tutte le condizioni per procedere, manca solo il Dpcm”. Il Tesoro qualche giorno fa, in un comunicato, aveva reso noto baldanzoso la notizia del rinvio. Come se si trattasse di una vittoria rinviare il termine delle tasse di appena due settimane: “Per tener conto dell’impatto dell’emergenza Covid-19 sull’operatività dei contribuenti di minori dimensioni e, conseguentemente, sull’operatività dei loro intermediari, è in corso di emanazione il Dpcm che proroga il termine di versamento del saldo 2019 e del primo acconto 2020 ai fini delle imposte sui redditi e dell’Iva, per i contribuenti interessati dall’applicazione degli Indici Sintetici di Affidabilità (Isa), compresi quelli aderenti al regime forfetario”. Il Dpcm a poche ore dalla scadenza delle imposte ancora non si è visto. E questo ritardo non potrà che mettere in allarme i soliti contribuenti tartassati e vessati dall’inefficienza dello Stato. Contribuenti che potrebbero avere un po’ più di respiro nei versamenti in scadenza a fine mese dopo le difficoltà finanziarie conseguenti al lockdown e al calo del volume d’affari prodotto dall’emergenza coronavirus.
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