Anno: XXVIII - Numero 7    
Martedì 13 Gennaio 2026 ore 13:15
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Un sì che rafforza lo stato di diritto

La separazione delle carriere rafforza terzietà, garanzie e fiducia nello stato di diritto.

Un sì che rafforza lo stato di diritto

Per capire davvero perché #votareSI alla riforma sulla #separazionedellecarriere occorre fare un passo indietro, al 1989, quando l’Italia scelse il #processopenale di tipo #accusatorio. Una scelta chiara, che si fonda su un principio semplice: #accusa, #difesa e #giudice devono essere ruoli distinti, ciascuno con una propria funzione e responsabilità. La separazione delle carriere avrebbe dovuto completare quella riforma. Non lo è mai stata.

Oggi il #Parlamento ha deciso di chiudere quel percorso rimasto incompiuto.

Non siamo di fronte a una riforma che stravolge la vita quotidiana dei #magistrati né a un intervento che riguarda grandi numeri. La riforma incide soprattutto sull’assetto istituzionale e sul sistema di #autogoverno, intervenendo su nodi che da anni alimentano distorsioni e sfiducia.

L’autogoverno non viene indebolito, ma ridefinito e articolato: sono previsti due #ConsigliSuperioridellaMagistratura distinti, uno per i giudici e uno per i #PubbliciMinisteri, ciascuno autonomo e indipendente, chiamato a governan̈re le rispettive carriere. Per la componente togata è previsto un #sorteggio temperato, strumento utile a ridurre il peso delle correnti. A questo si affianca una #AltaCorte disciplinare, separata dai #CSM, incaricata esclusivamente di giudicare gli illeciti disciplinari.

Chi sostiene il #NO afferma che la separazione delle carriere aprirebbe la strada a un controllo politico del Pubblico Ministero da parte del #Governo. È un timore che non trova riscontro nel testo della riforma. I due CSM restano autonomi e indipendenti, e nessuno di essi è sottoposto al Governo. Il Presidente resta il #PresidentedellaRepubblica, a garanzia dell’equilibrio costituzionale.

Resta invece una questione centrale: in un #processopenale accusatorio, accusa e giudice non possono dipendere dallo stesso sistema di autogoverno, lo stesso che decide carriere, trasferimenti e sanzioni disciplinari. Questa commistione incide sulla percezione di imparzialità del sistema.

Inoltre, a chi obietta che questa riforma non affronta il tema dell’inefficienza della giustizia occorre rispondere con chiarezza che non è questo l’obiettivo. Si interviene su un profilo diverso, strutturale e delicato.

L’efficienza del #sistemagiudiziario richiede certamente ulteriori interventi, ma non può essere utilizzata come argomento per negare la necessità di una riforma che mira a rafforzare la terzietà del giudice e la fiducia dei cittadini nel processo penale.

Nel dibattito di queste settimane il confronto viene letto in chiave politica e non sul merito della riforma. È legittimo avere opinioni diverse, ma come #Avvocati dovremmo valutare le riforme per quello che sono, non per chi le propone.

Abbiamo ancora tempo per confrontarci, spiegare, convincere chi è dubbioso. È una responsabilità a cui non possiamo e non dobbiamo sottrarci.

Tratto da I Martellatori

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