Lo stato di diritto
Le riforme della giustizia vanno giudicate sulla tutela dell’indipendenza della giurisdizione, non sulla convenienza politica del momento.
“Lo Stato di diritto impone a tutti i pubblici poteri di agire sempre entro i limiti fissati dalla legge, nel rispetto dei valori della democrazia e dei diritti fondamentali, e sotto il controllo di organi giurisdizionali indipendenti e imparziali.
Lo Stato di diritto è un principio consolidato. Sebbene gli Stati membri abbiano identità e tradizioni nazionali diverse, il significato essenziale dello Stato di diritto è lo stesso in tutta l’UE e può essere definito in base a sei principi: legalità, che implica un processo legislativo trasparente, responsabile, democratico e pluralistico; certezza del diritto; divieto di esercizio arbitrario del potere esecutivo; tutela giurisdizionale effettiva da parte di organi giurisdizionali indipendenti e imparziali, con un controllo giurisdizionale effettivo, anche per quanto riguarda il rispetto dei diritti fondamentali; separazione dei poteri e uguaglianza davanti alla legge. Questi principi sono stati riconosciuti dalla Corte di giustizia dell’Unione europea e dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. Inoltre, il Consiglio d’Europa ha elaborato norme e formulato pareri e raccomandazioni che forniscono orientamenti consolidati per promuovere e sostenere lo Stato di diritto.
Perché lo Stato di diritto è importante nell’UE?
Sancito dall’articolo 2 del trattato sull’Unione europea, lo Stato di diritto è la pietra angolare dell’Unione europea. Garantisce l’applicazione uniforme del diritto dell’UE in tutti gli Stati membri, creando un contesto prevedibile per i cittadini e le imprese. Senza lo Stato di diritto non potrebbe esistere un mercato unico e le persone non potrebbero circolare da un paese europeo all’altro sapendo che ovunque si applicano le stesse norme. Lo Stato di diritto garantisce il rispetto dei diritti fondamentali e della democrazia. Significa anche che, in caso di violazione dei loro diritti, i cittadini e le imprese hanno accesso alla giustizia dinanzi a un tribunale indipendente e imparziale. È inoltre essenziale per l’attuazione delle norme e delle politiche dell’UE ed è centrale per un’Unione dell’uguaglianza, delle opportunità e dell’equità sociale.
Per tutti questi motivi, lo Stato di diritto è uno dei valori fondamentali su cui poggia l’UE. Si tratta anche di un criterio essenziale per i paesi candidati che desiderano aderire all’UE.” (Fonte: Commissione europea).
Ho chiesto all’IA di Google se per la UE lo stato di diritto in Italia è in pericolo.
Questa è la risposta: “La Commissione Europea non parla esplicitamente di uno stato di “pericolo” imminente, ma esprime forti preoccupazioni e ha identificato diverse criticità nel suo Rapporto sullo Stato di Diritto 2024.
Le principali aree di attenzione per l’UE includono:
– Giustizia e Indipendenza: Sono emerse preoccupazioni per le riforme che potrebbero influenzare l’indipendenza della magistratura e per l’efficienza complessiva del sistema giudiziario.
– Libertà dei Media: La Commissione segnala rischi per il pluralismo, citando attacchi ai giornalisti tramite cause temerarie (SLAPP) e potenziali interferenze politiche nella governance dei media pubblici.
– Lotta alla Corruzione: Critiche riguardano l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio e la mancanza di una regolamentazione completa sul lobbying.
– Equilibri Istituzionali: Viene evidenziato un uso eccessivo della decretazione d’urgenza, che limita il normale scrutinio parlamentare.
Organizzazioni indipendenti come Liberties usano toni più duri, inserendo l’Italia tra i paesi definiti “demolitori” dello stato di diritto a causa di un deterioramento sistematico nel corso del 2023-2024.
In sintesi, l’Italia è sotto osservazione speciale e ha ricevuto raccomandazioni specifiche dalla Commissione per correggere queste traiettorie ed evitare un reale declassamento democratico”. (Fonte: IA di Google)
Il Ministro Nordio ha dichiarato: “Mi stupisce che una persona intelligente come Schlein non capisca che questa riforma gioverebbe anche a loro nel momento in cui andassero al Governo”. E il Ministro Tajani, più recentemente, ha detto che “Non basta la separazione delle carriere, non basta la riforma del CSM, serve completare, penso alla responsabilità civile, ad aprire un dibattito se conservare la Polizia giudiziaria sotto i Pubblici Ministeri”.
All’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026 il Ministro Nordio ha, tra il resto, dichiarato: “La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere ed è composta da magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente. Un’interpretazione diversa da questa letterale, cartesianamente chiara e distinta, è un’arbitraria e malevola distorsione offensiva della logica ermeneutica e dell’etica politica. L’attribuzione al legislatore di una intenzione di sottoporre la magistratura al potere esecutivo è null’altro che una grossolana manipolazione divinatoria di una realtà immaginaria. Essa non può nemmeno essere smentita perché, secondo la logica aristotelica, non è possibile dare la prova negativa di un evento futuro ed incerto. Mi auguro che questa vuota polemica venga ripudiata dagli intelletti più maturi. Allo stesso tempo auspico che il dibattito sulla riforma si mantenga nei limiti della razionalità, della pacatezza e della continenza. Abbiamo già detto che vi sono buone ragioni per criticarla. Lo sappiamo. Abbiamo anche aggiunto, citando il poeta, che le buone ragioni cedono alle ragioni migliori o almeno a quelle che noi riteniamo essere migliori. Entrambe possono comunque essere espresse con raziocinio, senza rancori e soprattutto senza retropensieri elettorali”.
Nella sua relazione sull’amministrazione della giustizia nell’anno 2025, considerazioni finali, il Presidente della Corte di Cassazione, dott. Pasquale D’Ascola, alla pag. 13, così si esprime: “In una Costituzione che ha il suo perno essenziale nel secondo comma dell’art. 3, cioè nel principio di uguaglianza sostanziale, la magistratura, che esercita la funzione giurisdizionale affinché la legge sia uguale per tutti, sente di aver adempiuto il proprio dovere se il diritto, ogni diritto, ha effettiva tutela e non se è soltanto declamato. La sua autonomia e la sua indipendenza non sono un privilegio, ma sono presupposti perché il giudice sia sempre imparziale. Nel documento finale l’Assemblea si è rivolta al Parlamento e al Governo per prospettare l’esigenza di riservare la massima attenzione alla concreta e futura attuazione delle riforme costituzionali in corso di approvazione aventi ad oggetto la funzione giurisdizionale, con il preoccupato auspicio, pur nell’assoluto rispetto delle prerogative proprie e intangibili del decisore politico, che venga escluso ogni possibile rischio di indebolimento, o solo anche di appannamento, dei principi costituzionali fondanti della giurisdizione, primo fra tutti quello della sua indipendenza in ogni articolazione o componente, e che il dibattito in corso e futuro, su dette riforme, abbia nella serenità e nello spirito istituzionale costruttivo le proprie essenziali connotazioni di metodo. La preoccupazione della Magistratura è quindi volta a garantire che resti effettiva l’indipendenza e l’autonomia della giurisdizione come caposaldo del sistema costituzionale”.
Sulla proposta di emendare l’art. 109 della Costituzione, la IA di Google così si esprime:
“Antonio Tajani ha proposto di valutare la rimozione del controllo diretto della polizia giudiziaria da parte dei Pubblici Ministeri (PM), riaprendo il dibattito sulla riforma della giustizia.
Questa ipotesi, che mira a modificare il legame funzionale attuale, solleva preoccupazioni sul rischio che l’azione penale diventi subordinata al Ministero dell’Interno anziché alla legge.
La Proposta: Tajani, durante un evento, ha suggerito di discutere l’ipotesi di togliere ai PM il controllo diretto della polizia giudiziaria.
Il Contesto Costituzionale: Attualmente, l’art. 109 della Costituzione stabilisce che “l’autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria”, garantendo che atti come perquisizioni e intercettazioni rispondano a fini di giustizia.
Critiche: Si teme che, senza questo legame funzionale, la Polizia Giudiziaria possa trasformarsi in uno strumento amministrativo, perdendo la sua natura di “ancella della Giustizia” e indebolendo il ruolo del PM.”
Angelo Perrone il 27 gennaio 2026 ha scritto su Fondazione critica liberale:
“La proposta del ministro Antonio Tajani di “liberare” la Polizia Giudiziaria dal controllo del PM nasconde l’insidia dello smantellamento dei presidi costituzionali. L’articolo 109 della Costituzione (sulla dipendenza della Polizia dal pubblico ministero) non è un laccio burocratico, ma lo scudo che garantisce a ogni cittadino una giustizia indipendente dal potere politico.
Le parole di Tajani: se la “liberazione” diventa sottomissione
«La separazione delle carriere non basta. Dobbiamo liberare la Polizia Giudiziaria dal controllo dei Pubblici Ministeri». Questa frase, pronunciata dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani (La7, 25 gennaio 2026), apre uno scenario oltre la cronaca politica. Non siamo di fronte alla scelta di un lessico opinabile, ma a un impianto ideologico che sembra voler riscrivere i principi della nostra Costituzione. È una dichiarazione che, forse più di ogni altra, illumina il senso profondo della riforma al voto: il rischio di recidere quel legame tra magistratura e forze dell’ordine per spostare l’asse del comando verso l’Esecutivo.
Il paradosso semantico: quale libertà?
L’uso del verbo “liberare” suggerisce, quasi implicitamente, l’esistenza di uno stato di oppressione. Ma se analizziamo la realtà del nostro ordinamento, sorge una domanda: da cosa dovrebbe essere liberata la Polizia Giudiziaria?
Oggi, il coordinamento del PM garantisce che la Polizia sia “libera” di indagare ovunque, anche nei corridoi del potere, proprio perché risponde a un magistrato indipendente e non rimovibile dal Governo. Il timore è che, sotto la suggestiva parola “liberazione”, si celi un esito opposto: sottrarre la Polizia a un organo tecnico-giuridico per restituirla alla catena di comando gerarchica che fa capo ai ministeri. Più che una liberazione della Polizia, il dubbio è che si tratti di un tentativo di sollevare il Potere dal controllo rigoroso della Legge.
Un presidio per il cittadino, l’art. 109 Cost.
La Carta non è neutra su questo equilibrio. L’Articolo 109 stabilisce che «l’autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria». Questa disposizione nasce per offrire uno “scudo” al cittadino.
È la garanzia che ogni atto di forza — una perquisizione, un arresto, un’intercettazione — risponda esclusivamente a fini di giustizia e non a logiche di opportunità politica o di pubblica sicurezza temporanea. Senza questo legame funzionale, la Polizia Giudiziaria rischia di smarrire la sua natura di “ancella della Giustizia” per trasformarsi in uno strumento amministrativo. Se il PM non può più disporre direttamente della PG, l’azione penale rischia di diventare una facoltà subordinata alle disponibilità o agli orientamenti del ministero dell’Interno.
Dalla “Polizia della Legge” alla discrezionalità
Quello che potrebbe apparire come un tecnicismo nasconde in realtà una scelta di campo. Lo scenario è quello di una Polizia Giudiziaria trasformata in un corpo separato, che non debba più rendere conto del proprio operato a un organo giudiziario in tempo reale.
Il rischio non è solo un calo di efficienza, ma l’introduzione di un elemento di discrezionalità nelle indagini. Se la Polizia può “scegliere” i tempi e i modi delle comunicazioni alla magistratura, si spezza quell’automatismo per cui la legge è uguale per tutti. In questo senso, una PG meno legata al magistrato potrebbe rendere il cittadino più vulnerabile, privandolo del contrappeso fondamentale del rigore giuridico e della cultura del dubbio.
Un monito di civiltà
L’articolo 109 fu inserito dai Padri Costituenti con una consapevolezza: evitare che le forze dell’ordine potessero tornare a essere uno strumento di parte come era avvenuto sotto il fascismo. Smantellare questo presidio oggi richiede un’attenzione estrema.
Quando si utilizzano concetti universali come “libertà”, è necessario fermarsi a riflettere. Non c’è nulla da “liberare” in un meccanismo che funziona a tutela della legalità; c’è invece molto da difendere. La subordinazione funzionale della Polizia alla magistratura resta, a oggi, la bussola più sicura per mantenere l’azione delle divise saldamente ancorata ai valori costituzionali.”
Penso che una lettura attenta su questi passaggi, possa illuminare le menti!
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