Anno: XXII - Numero 193    
Venerdì 15 Ottobre 2021 ore 15:00
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Le ricchezze ferme sono inutili

«I pozzi dai quali si attinge di più fanno zampillare l’acqua più facilmente e copiosamente; lasciati a riposo imputridiscono. Anche le ricchezze ferme sono inutili, se invece circolano e passano da uno all’altro sono di utilità comune e fruttifere».

Le ricchezze ferme sono inutili

È questa una delle metafore più famose dell’epoca medioevale con la quale si è voluto esprimere il senso dell’utilità civile della ricchezza se distribuita e fatta circolare nei vari canali della società e dove assistiamo ad un interessante incontro con il modello dell’economia sociale di mercato. L’autore della metafora è Basilio di Cesarea e la sua formulazione risale intorno al 370 d.C.

È indubbio che la crisi finanziaria globale, scoppiata nell’estate del 2007 e culminata con il fallimento di Lehmann Brothers nel settembre 2008, e la successiva crisi dei debiti sovrani nell’area dell’Euro abbiano di nuovo profondamente eroso la fiducia nelle istituzioni finanziarie.

L’integrità della condotta degli intermediari finanziari è stata quindi messa in discussione sotto vari profili, dall’onestà nei comportamenti dei dirigenti bancari alla capacità nel gestire rischi finanziari spesso eccessivi, dall’impegno a curare gli interessi della clientela all’attenzione al sistema di incentivi perversi connessi a premi e remunerazioni.

Molto è stato fatto a livello globale negli ultimi anni per migliorare la regolamentazione bancaria, ridurre i rischi di credito, e recuperare la fiducia del pubblico, anche se ancora molto resta da fare per quanto riguarda l’intermediazione finanziaria non bancaria, straordinariamente cresciuta nell’ultimo decennio ma, come ricordava ancora Amartya Sen, la finanza svolge un ruolo importante per la prosperità e il benessere delle Nazioni, nella condivisione e nella distribuzione dei rischi, nella rimozione dei vincoli di liquidità, nel trasferimento delle risorse nel tempo e nello spazio, nella promozione dello sviluppo favorendo l’innovazione. Sono, in effetti, abbondanti nel tempo gli esempi di buone innovazioni finanziarie, dalle lettere di cambio, introdotte dai mercanti italiani nel Medioevo, allo sviluppo del micro-credito che dalla seconda metà del secolo scorso ha fortemente contrastato i divari nell’inclusione finanziaria, in particolare nei Paesi in via di sviluppo, alla venture capital che negli ultimi decenni ha svolto un ruolo cruciale nella promozione di imprese innovative di successo. Tutti esempi, come si vede, di una finanza al servizio dell’economia reale, in ultima istanza utile per conseguire il bene comune. (Fonte: Intervento del Governatore Visco al Festival Dante, tenutosi a Ravenna l’11.09.2021).

Il lockdown ha contratto la spesa in servizi, e noi avvocati lo abbiamo imparato sulla nostra pelle, mentre è aumentato il risparmio destinato, in prevalenza, su immobili di qualità.

L’industria finanziaria continua a guardare al cospicuo patrimonio delle Casse di previdenza, investibile senza regole cogenti.

L’Europa ha regolamentato gli investimenti nei fondi e lo ha fatto attraverso gli UCITS, acronimo che sta per Undertakings for Collective Investment in Transferable Securities. Attraverso questo insieme di norme, l’Unione Europea ha aperto il mercato e ha dato agli investitori un grande ventaglio di opzioni di fondi.

I fondi offrono ai core investitor la possibilità di nominare propri rappresentanti negli advisory committee.

Sulla scia delle più significative esperienze d’oltreoceano ed europee, anche in Italia negli ultimi anni si sta sviluppando la consuetudine a creare gli Advisory Board. Questi ultimi – nella pratica di qualsivoglia tipologia imprenditoriale: Associazioni, Istituzioni diverse (anche di emanazione politica), Fondazioni, Cooperative, Università (pubbliche e private), Aziende di produzione, dei servizi, commerciali e così via – vengono sovente denominati “Comitati Strategici” o “Strategic Advisory Board”, “Comitati Scientifici” o “Scientific Advisory Board”, “Think Tank” e così via. Il ruolo dell’Advisory Board, a differenza dei Consigli di Amministrazione e/o dei Comitati o Consigli Direttivi, deve essere orientato a “ricerca, pensiero, riflessione e dibattito” quale comitato consultivo e organismo volontario d’impresa che funga da consultazione e da supporto al Top management. I suoi pareri non sono quindi vincolanti perché non formali e lontani dall’operatività, dalla quotidianità e dalla tipica politica aziendale; lo scopo di tali “serbatoi di pensiero” (Diletti, 2009) è guardare lontano in termini di strategie, scenari, visioni e/o semplicemente idee e ideali. (Fonte: Maria Carmela Ostillio, Director Brand Academy SDA Bocconi School of Management, Data pubblicazione: 2 aprile 2017).

L’indirizzo intrapreso dal legislatore europeo per orientare l’afflusso di risorse verso investimenti sostenibili è tracciato. I pacchetti di misure previsti dai piani Green Deal, Just Transition, Next Generation Eu e Fit for 55 promuovono la transizione verso un modello di sviluppo inclusivo e sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale, un processo dal quale potrebbero emergere rischi e opportunità per gli investimenti degli investitori previdenziali. (Mefop, Soluzioni di investimento per un portafoglio previdenziale sostenibile, 27 ottobre 2021).

Assistiamo a un moltiplicarsi di nomine senza una precisa politica di investimento il che trasforma gli advisory committee in semplici posti di sottogoverno con i quali raccogliere il consenso.

Copio da uno dei più grandi fondi di investimento infrastrutturale italiano: Composto da autorevoli esponenti del mondo industriale e finanziario italiano e internazionale, nominati dai core investor, l’advisory committee esprime il proprio parere in alcuni casi previsti dal regolamento del Fondo, anche a supporto delle politiche di gestione. In talune fattispecie il parere è obbligatorio e vincolante, come nella sostituzione di un key manager e nel superamento di alcuni vincoli concernenti la politica di investimento del Fondo.

Invito tutti a ragionare su questi temi. È un ruolo importante non una sine cura e richiede CV adeguati e, soprattutto, indipendenti.

Da Diritto e Giustizia

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