La dinamica delle retribuzioni in Italia, nel periodo 1990 – 2024.
L’Ufficio parlamentare di bilancio nella nota n. 1 di luglio 2026 in 55 cartelle ha affrontato il tema.
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La dinamica delle retribuzioni in Italia, nel periodo 1990 – 2024, appare sfavorevole nel confronto internazionale.
Le retribuzioni lorde per dipendente a tempo pieno sono diminuite in termini reali dell’1,6% nel periodo indicato mentre Francia e Germania hanno registrato incrementi superiori al 30%, la Spagna del 12,9%, il Regno Unito al 48,4% e gli Stati Uniti al 50,5%.

Tali andamenti si accompagnano alla diffusione dei contratti part-time, passati dal 4,1% al 30,2%.
Il lavoro a tempo parziale in Italia interessa soprattutto le donne: nel 2024 riguardava il 44,3% delle dipendenti del settore privato, contro il 15,6% degli uomini.
Secondo i dati Eurostat, almeno nella metà dei casi il part-time è involontario.
Il tutto ha determinato un significativo aumento della disuguaglianza dei redditi lordi.
L’Ufficio parlamentare di bilancio ha esaminato altresì il ruolo dell’imposta sul reddito delle persone fisiche.
Secondo l’UPB, le riforme fiscali intervenute dal 1990 ad oggi e, in particolare, l’introduzione del bonus Irpef, l’ampliamento progressivo delle detrazioni da lavoro dipendente e la trasposizione dello sgravio contributivo nella struttura dell’Irpef, hanno contrastato il deterioramento in termini reali delle retribuzioni dei lavoratori dipendenti nelle fasce più basse della distribuzione.
Però la progressiva selettività su alcune categorie di contribuenti (lavoratori dipendenti) rispetto ad altre (autonomi e pensionati) solleva questioni di equità orizzontale perché a parità di reddito complessivo, il prelievo effettivo differisce sensibilmente in funzione della tipologia di reddito percepito, per effetto sia dei regimi sostitutivi che sottraggono ampie fasce di basi imponibili e contribuenti alla progressività ordinaria, sia degli interventi di sostegno specificamente riservati al lavoro dipendente, che non trovano analoghi nel trattamento delle altre categorie reddituali.
Secondo UPB ulteriori incrementi delle redistribuzione richiederebbero presumibilmente interventi complementari, quali la revisione dei regimi agevolati che sottratto base imponibile al sistema ordinario (regime forfettario e cedolare secca), l’allargamento della base imponibile attraverso il contrasto all’evasione fiscale e politiche strutturali volte a contrastare la stagnazione salariale e la precarizzazione del lavoro, eventualmente affiancate da strumenti di sostegno al reddito operanti dal lato della spesa.
“Questo quadro mostra come le disuguaglianze italiane si siano irrigidite, malgrado istituzioni che formalmente promettono pari opportunità. Presi singolarmente, scuola, lavoro, welfare e fisco possono apparire neutrali o persino equi; ma la loro interazione produce un effetto sistemico: i vantaggi si trasformano in privilegi, e i privilegi in potere.
La domanda teorica diventa allora: quali condizioni impediscono che i vantaggi legittimi si trasformino in rendite permanenti? Le esperienze nordiche mostrano che la chiave sta nella permeabilità istituzionale: sistemi educativi inclusivi, welfare universalistico, fiscalità progressiva, istituzioni del lavoro che impediscono l’ampliarsi dei divari salariali. Sono veri e propri firewall che interrompono la spirale dei privilegi.
Il paradosso italiano è opposto: istituzioni che proclamano pari opportunità, ma che di fatto ne garantiscono la progressiva diseguaglianza. Spezzare questa spirale richiede molto più di aggiustamenti marginali: occorre ridisegnare i meccanismi.” (Fonte: Non è giusta. L’Italia delle disuguaglianze, Laterza 2025 a cura di Giacomo Gabbuti).
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