Anno: XXIII - Numero 86    
Venerdì 27 Maggio 2022 ore 13:00
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Interesse individuale e interesse collettivo nelle Casse di previdenza

Oggi intendo affrontare un tema molto delicato che attiene alle modalità di svolgimento della funzione pubblica nelle Casse di previdenza, come delegato o amministratore.

Interesse individuale e interesse collettivo nelle Casse di previdenza

Al fine di determinare il perimetro della questione, giova sin da subito chiarire che per interesse collettivo si intende l’interesse che fa capo non al singolo soggetto privato, come tale portatore di un interesse individuale, ma ad un ente giuridico (fondazioni o associazioni nel nostro caso) rappresentativo degli interessi dei soggetti (iscritti ex lege) che in esso si riconoscono.

In via di prima approssimazione, quindi, può dirsi che l’interesse collettivo è quello di cui è portatore il soggetto dell’ordinamento cui è attribuita la qualifica di ente esponenziale di collettività (cd. ente collettivo), in ragione di una possibilità di individuazione di tali collettività, attraverso l’appartenenza – giuridicamente definita e persistente nel tempo – di coloro che le compongono a un medesimo territorio, ovvero ad una medesima categoria. (Fonte: La tutela degli interessi collettivi – DeJure).

A proposito di interessi collettivi ed enti esponenziali vale la pena di ricordare che il Consiglio di Stato, nell’adunanza plenaria n. 6, del 20.02.2020, ha formulato il seguente principio di diritto: «gli enti associativi esponenziali, iscritti nello speciale elenco delle associazioni rappresentative di utenti o consumatori oppure in possesso dei requisiti individuati dalla giurisprudenza, sono legittimati ad esperire azioni a tutela degli interessi legittimi collettivi di determinate comunità o categorie, e in particolare l’azione generale di annullamento in sede di giurisdizione amministrativa di legittimità, indipendentemente da una espressa previsione di legge in tal senso».

È ancora l’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato in data 13.03.2021 a fissare questi principi:

– l’interesse collettivo è una “derivazione” dell’interesse diffuso, per sua natura adespota, non già una “superfetazione” o una “posizione parallela” di un interesse legittimo comunque ascrivibile anche in capo ai singoli componenti della collettività;

– esso può considerarsi sussistente ove riferito a beni materiali o immateriali a fruizione collettiva e non esclusiva, tenendo comunque presente, in linea generale, che è pur possibile che un provvedimento amministrativo incida al contempo su interessi sia collettivi che individuali, ma che l’associazione è legittimata ad agire solo quando l’interesse collettivo possa dirsi effettivamente sussistente, secondo la valutazione che ne fa il giudice;

– la diversità ontologica dell’interesse collettivo (ove accertato secondo il criterio sin qui rappresentato), rispetto all’interesse legittimo individuale, porta ad escludere, in radice, la necessità di un’indagine sull’esistenza di omogeneità tra gli interessi legittimi individuali sottostanti ed eventualmente lesi dall’esercizio del potere contestato. In altri termini, se l’interesse collettivo c’è, si tratta di un interesse dell’ente, e quindi diventa non pertinente porsi anche il tema dell’omogeneità degli interessi legittimi individuali dei singoli.

I componenti degli organi collegiali dovrebbero improntare la loro condotta ai valori di onestà, integrità, lealtà e correttezza, garantendo autonomia ed indipendenza nell’espletamento del proprio mandato, evitando situazioni di conflitto di interessi o di incompatibilità di funzioni senza avvalersi della carica per ottenere vantaggi personali.

Conseguentemente, a fine mandato, ognuno dovrebbe tornare alla sua attività abituale senza poltrone, poltroncine o strapuntini di vario genere.

Detto questo, per transitare dalla teoria alla pratica, investire in asset che creano poltrone di sottogoverno da occupare risponde a questi valori?

La prorogatio di fatto del mandato risponde a questi valori?

Riciclarsi, a mandato esaurito, in associazioni create dalle Casse risponde a questi valori?

A mio giudizio no e crea quella sovraesposizione dell’interesse individuale a quello collettivo da cui siamo partiti.

La toga e la zappa secondo l’insegnamento di Lucio Quinzio Cincinnato, per ripartire dalla virtus e per rifondare la civitas.

Intelligenti pauca.

Tratto da Diritto e Giustizia

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