Anm, l’arroganza che sfida la sovranità popolare
Dalle accuse agli elettori alle trincee contro le riforme: una magistratura sempre più politicizzata.
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C’è un’idea di magistratura che fluttua pericolosamente al di sopra della sovranità popolare, e l’ultima assemblea dell’Anm ne è stata la rappresentazione plastica. Il resoconto di Ermes Antonucci sul Foglio restituisce un quadro che dovrebbe allarmare chiunque abbia a cuore la salute delle nostre istituzioni.
Quando un corpo dello Stato arriva a definire i voti del SÌ delle persone che volevano la Riforma come «carenza di educazione civica», significa che si è smarrito il senso della misura. È il solita paternale di una certa magistratura associata: se l’elettore chiede un cambiamento e non si allinea ai desiderata delle correnti, non sta esprimendo un’opinione legittima, è semplicemente un ignorante da rieducare. Intanto, la vittoria del NO viene derubricata a una soddisfacente «bottarella al Governo».
Siamo di fronte a un sindacato che ha smesso i panni della terzietà per indossare quelli del contropotere barricadero. Evocare «orde di Unni» alle porte, pianificare trincee per bloccare l’azione legislativa del Parlamento e, nel tempo libero, dare lezioni di geopolitica sulla Palestrina, delinea un perimetro che con i tribunali e i faldoni arretrati non ha nulla a che fare.
La separazione dei poteri è il cardine dello Stato di diritto. Il giudice deve essere terzo, equidistante e parlare unicamente attraverso la sobrietà delle sue sentenze. Quando l’aula associativa si trasforma in un comizio permanente che insulta i cittadini favorevoli alle riforme, a uscire demolita è la credibilità dell’intera magistratura. Ha ragione Antonucci: uno spettacolo inquietante. E profondamente arrogante.
Di Anna Tortora su I Martellatori
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