Perché è cresciuto nel 2025 il reddito reale disponibile delle famiglie italiane?
In questi giorni Confindustria ha pubblicato il suo rapporto di previsione, primavera 2026, e il Focus 3 è proprio dedicato a dare una risposta alla domanda.
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Si tratta di capire perché nel 2025 sia cresciuto in modo sostanziale il reddito delle famiglie, nonostante il recupero lento e ancora parziale delle retribuzioni reali pro capite.
In Italia la somma di retribuzioni lorde, contributi a carico del datore, pensioni e indennizzi da assicurazioni, versamenti dalla P.A. sono arrivati nel 2025 a 1.394 miliardi, pari al 68,4% del totale dei redditi percepiti dalle famiglie.
Le famiglie italiane detengono in azioni, secondo i dati dei conti finanziari della Banca d’Italia, relativi al 2025, ben 1.939 miliardi di euro, pari al 31% del totale della ricchezza finanziaria, pari a 6.270 miliardi.
Di questi, 94 miliardi sono in azioni quotate in Italia, 1.702 miliardi in azioni italiane non quotate e 143 miliardi in azioni estere tendenzialmente quotate.
In periodi come il 2025, di fortissimo aumento delle quotazioni di borsa (+28% annuo alla Borsa di Milano), questa parte della ricchezza può fruttare significativi redditi finanziari aggiuntivi per le famiglie.
Va infine considerata la ricchezza non finanziaria delle famiglie italiane, che è pari, nel complesso, ad un ammontare simile a quello della parte finanziaria: 6.317 miliardi di euro nel 2022.
La stragrande maggioranza di questa ricchezza è data dal valore delle abitazioni (5.307 miliardi), cui si aggiungono gli immobili non residenziali e altri asset.
Si tratta per definizione di asset molto illiquidi, che includo la prima casa di residenza della famiglia.
Ovviamente la ricchezza non è distribuita uniformemente perché solo una parte delle famiglie italiane detiene azioni e obbligazioni, oltre che quote di fondi comuni, mentre molte altre non se sono in possesso.
La parte meno abbiente delle famiglie, se ha della ricchezza finanziaria accumulata (oltre alla prima casa dove abita) tende a detenere piuttosto depositi bancari o titoli pubblici, percepiti come privi di rischio.
Le differenze nella quota di risparmio tra la parte ricca e la parte povera delle famiglie, dunque, sono enormi.
La Ministra Santanché si è dimessa con un “obbedisco” pur avendo il certificato penale immacolato, il che non è espressione di democrazia ma di democratura.
Riuscirà il Governo in quest’ultimo anno di attività ad occuparsi del problema delle famiglie per ridurre il GAP tra le poche ricche e le molte povere?
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