Oggi in piazza a Firenze la sinistra che dice sì
Nella locandina si leggono i tanti nomi di chi semplicemente aderisce alla “Sinistra che vota sì”, in gran parte iscritti al Partito democratico.
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“La posizione di noi riformisti, dentro e fuori il Pd (peraltro della sinistra ancor prima dei Ds) è sempre stata favorevole alla separazione delle carriere concepita come la naturale conclusione della riforma del processo penale”.
Ha notato con Schlein uno spostamento della linea del Pd sulla giustizia?
“Direi di sì. Se non altro l’attuale responsabile giustizia del Pd, la deputata Deborah Serracchiani, fino a qualche anno fa era fautrice a spada tratta della separazione delle carriere tra inquirenti e giudicanti. Adesso fa campagna per il no. Non sta a me giudicare il perché della strategia, mi limito a fondarla sull’aggancio saldo del Pd al M5s, portabandiera in Italia del giustizialismo insieme alla Lega da destra. Siccome la segreteria Schlein ritiene in vista delle politiche decisiva un’alleanza con Conte, ho l’impressione faccia prevalere le esigenze di schieramento anziché il merito della riforma”.
Cavalcando quindi l’onda dell’opposizione a Meloni a priori?
“È così. Non so quali sono nel merito della separazione le posizioni della segretaria. Posso dire che quelle di gran parte del gruppo dirigente del Pd pre-Schlein erano a favore. Il programma di Enrico Letta 2020-22 puntava a istituire l’Alta corte disciplinare che la riforma Nordio prevede. Cosa spinge ora a cambiare idea? Immagino una collocazione strategica cogliendo la volontà al referendum di replicare a Meloni quanto Lega e Forza Italia fecero a Matteo Renzi”.
E allora, nel merito, i pregi della riforma Nordio?
“Il principale è quello di mettere sullo stesso piano accusa e difesa. È un punto dirimente: far sì che chi giudica non abbia nulla a che vedere con il difensore e con l’accusatore. Mentre oggi tutto scorre con la carriera unica, reciproche promozioni e incarichi affidati con fenomeni di colleganza. Altro pregio: la magistratura si è organizzata in correnti. Il sorteggio previsto dalla riforma ci riporta al primo concetto che si insegna nelle università: la terzietà del giudice, oggi non garantita con le carriere uniche”.
Mancano i difetti…
“Il sorteggio è al tempo stesso delicato nella parte della legge chiamata a determinare le sue modalità. I fautori del sì al referendum abbiano l’onestà di non cadere nella propaganda della ‘giustizia più veloce ed efficiente’.
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