No Tav, la piazza sabato contro il binario europeo
No Tav in piazza contro l’opera. La manifestazione si è conclusa in modo pacifico, senza scontri o criticità di ordine pubblico.
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Migliaia di persone sono tornate a sfilare in Val di Susa contro la nuova tratta ferroviaria Avigliana-Orbassano, riaprendo uno dei fronti più divisivi della politica piemontese. La manifestazione, partita da Sant’Ambrogio e diretta ad Avigliana, ha visto insieme cittadini, sindaci, amministratori locali, rappresentanti dell’Unione Montana e parlamentari del Movimento 5 Stelle e di Alleanza Verdi e Sinistra. Una mobilitazione che arriva dopo gli scontri e i danneggiamenti ai cantieri registrati durante la manifestazione del 25 luglio e che rilancia con forza la contestazione alla Torino-Lione.
Il bersaglio è soprattutto la tratta di collegamento Avigliana-Orbassano, considerata dai No Tav un’opera costosa, ambientalmente impattante e priva di una reale utilità rispetto alle esigenze quotidiane del territorio. La parola d’ordine è chiara: non aprire «un altro cantiere fantasma» e non destinare nuove risorse pubbliche a un progetto che, secondo i manifestanti, sottrarrebbe finanziamenti alle infrastrutture realmente necessarie ai cittadini.
In prima fila anche Chiara Appendino, insieme a diversi esponenti piemontesi del M5S. La posizione pentastellata viene ribadita su tre terreni: costi, impatto ambientale e utilità dell’opera. «Le grandi opere devono essere valutate sulla base della loro effettiva utilità, dei costi, dell’impatto sui territori e delle alternative possibili», sostiene il Movimento, accusando il progetto di presentare «grandi criticità dal punto di vista economico, ambientale e sociale».
La provocazione politica è soprattutto sulla destinazione delle risorse. Per il M5S, mentre si progettano e finanziano grandi infrastrutture ferroviarie, a pochi chilometri di distanza resta aperta la questione delle risorse necessarie per il completamento della linea 1 della Metropolitana di Torino. Da qui la richiesta di cambiare priorità: più trasporto pubblico locale, più servizi per i pendolari, più investimenti nella sanità e nella tutela del territorio.
Ancora più dura la posizione di Avs. Marco Grimaldi, Alice Ravinale e Sara Diena respingono l’accusa di essere semplicemente «contro il treno». «Siamo ecologisti, siamo per i treni, per il trasporto pubblico, per togliere merci dai Tir», sostengono, ma definiscono la tratta Avigliana-Orbassano «un binario morto» e «un pozzo senza fondo di denaro pubblico».
Il conto indicato da Avs è pesante: circa tre miliardi di euro per 24 chilometri di ferrovia. A questo si aggiungerebbero, secondo gli esponenti del partito, rilevanti impatti ambientali, compresi gli scavi per circa otto chilometri nella collina morenica e i possibili effetti sulla falda che alimenta una quota significativa dell’acqua potabile del bacino Smat.
La critica si allarga quindi all’intero progetto della Torino-Lione. Avs contesta tempi, costi, coperture finanziarie e prospettive del collegamento internazionale, sostenendo che il quadro europeo sia profondamente diverso da quello prospettato dai sostenitori dell’opera. Nel mirino anche il collegamento con l’interporto di Orbassano, mentre viene contestata la prospettiva della sua privatizzazione.
Il punto politico, per i No Tav, è dunque ribaltare la narrazione: non sarebbe la protesta contro il progresso, ma la richiesta di concentrare gli investimenti sulle infrastrutture utilizzate quotidianamente dai cittadini. «Se fosse una cura del ferro, la sosterremmo. Così è una cura del cemento», è la sintesi di Avs.
Ma sul fronte opposto arriva una replica altrettanto netta. Daniela Ruffino, segretaria regionale di Azione in Piemonte, giudica l’opposizione all’opera «fuori tempo e fuori luogo» e difende la Torino-Lione come il principale strumento per mantenere il Piemonte agganciato al sistema ferroviario europeo. La Tav, sottolinea Ruffino, non sarebbe una scelta isolata della politica piemontese o italiana, ma parte del Corridoio Mediterraneo europeo e di una strategia destinata a rafforzare i collegamenti ferroviari e ridurre il traffico merci su strada.
Per Azione, dunque, il problema non sarebbe l’opera ma i suoi ritardi. La Val di Susa, secondo Ruffino, dovrebbe protestare per la lentezza della realizzazione, non per fermare il progetto. E soprattutto sarebbe sbagliato contrapporre la Tav alla metropolitana di Torino: due infrastrutture che, nella sua lettura, rispondono a esigenze diverse e non dovrebbero essere messe in competizione.
Lo scontro torna così a essere anche politico. La presenza di Appendino alla marcia riaccende le distanze tra il Movimento 5 Stelle e il Pd torinese, favorevole alla Torino-Lione, proprio mentre nel centrosinistra si discute di possibili alleanze in vista delle prossime elezioni comunali. Avs si schiera con il fronte No Tav, mentre Azione rivendica una posizione apertamente europeista e favorevole all’infrastruttura.
La partita, quindi, non riguarda soltanto 24 chilometri di ferrovia. Dietro la protesta contro la tratta Avigliana-Orbassano c’è una domanda più ampia: quali infrastrutture deve finanziare il Piemonte e quali priorità devono guidare la spesa pubblica? Da una parte chi considera la Torino-Lione una grande opera europea indispensabile per il futuro del territorio; dall’altra chi la considera un investimento sproporzionato, destinato a sottrarre risorse al trasporto pendolare e alle infrastrutture metropolitane.
La marcia dimostra che la frattura è tutt’altro che chiusa. E la Torino-Lione torna ancora una volta a essere, prima ancora che un progetto ferroviario, una delle più dure battaglie politiche del Piemonte.
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