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Lobbisti d'Italia, registratevi!

Arriva la legge sulle lobby, ma non cambierà granché.

Lobbisti d'Italia, registratevi!

Dopo anni di tentativi e polemiche, approvata in prima lettura la legge che normerà l’accesso in Parlamento dei portatori di interesse, che dovranno registrarsi su un apposito registro invece di chiedere un semplice accredito. Non un cambiamento così restrittivo. E sono anni che le constituency di governi e partiti non hanno bisogno di entrare a Palazzo per esercitare la propria moral suasion i propri interlocutori politici

I tentativi di legiferare sulle lobby, nei decenni scorsi, sono stati talmente tanti che anche gli appassionati della materia hanno perso il conto. Ma questa volta, con una maggioranza che regge, potrebbe essere diverso: una legge sulle lobby sta per arrivare anche in Italia. Molto in ritardo rispetto al resto d’Europa. E con qualche limite. La Camera ha approvato in prima lettura il disegno di legge di Nazario Pagano di Forza Italia che regolamenta l’attività dei portatori di interesse. Dei lobbisti, per l’appunto: figure che cercano di far approvare leggi che interessano alla loro categoria, o alla loro azienda. Nulla di strano, nel resto d’Europa. Finora in Italia, invece, il Parlamento non si era mai riuscito a mettere d’accordo su un testo. I lobbisti entravano lo stesso, ma senza regole precise. Fino a quando, nei mesi scorsi, è stato messo in mora dalla Corte costituzionale.

Il testo piace alla maggioranza e tutto sommato è stato digerito dalle opposizioni, che si sono astenute.

Nasce il cosiddetto “registro dei lobbisti”, al secolo ‘Registro Pubblico per la trasparenza dell’attività di rappresentanza di interessi’, che sarà tenuto dal Cnel. Proprio su questa norma si sono arrovellate maggioranza e opposizioni, con queste ultime che avrebbero preferito che a custodire il registro fosse un’altra authority.

Una volta iscritti a questo registro, che è pubblico, i lobbisti potranno esercitare la loro attività nelle sedi istituzionali. In Parlamento in primis. E, quindi, cercare di far approvare provvedimenti utili alla loro categoria. La parola d’ordine, però, sarà “trasparenza”. E il Cnel dovrà vigilare su questa, oltre che sul codice deontologico. Ci sarà un comitato di sorveglianza all’interno dell’organismo attualmente presieduto da Renato Brunetta, che dovrà mettere a punto un codice deontologico: chi non rispetta le norme di comportamento sarà cancellato da quel registro.

Il testo ha suscitato qualche critica, anche da parte di organismi come The good lobby, perché dall’elenco dei possibili lobbisti è sono state escluse le organizzazioni sindacali e quelle dei datori di lavoro, come Confindustria o Coldiretti. 

La legge, in effetti, era attesa da decenni. Ma arriva in un contesto in cui il lobbismo propriamente detto è superato da un meccanismo che salta ogni forma di intermediazione. Pensiamo alle relazioni del governo con alcune categorie: gli agricoltori, i balneari, i tassisti, albergatori e altre ancora.

Sono categorie che non hanno bisogno del registro delle lobby per poter entrare a contatto con le istituzioni. I loro vertici, date le relazioni che si sono costruite, non hanno bisogno di intermediari: alzano la cornetta e chiamano direttamente il ministro di turno. Ci sono poi categorie in grado di influenzare i provvedimenti del governo con proteste massicce: pensiamo alla manifestazione dei tassisti con tanto di petardi lanciati davanti a piazza Montecitorio per una giornata intera. In un contesto del genere, in cui le relazioni si praticano a tu per tu o, in ogni caso, ben al di sopra dei singoli parlamentari o dei singoli consulenti di categoria, il registro delle lobby rischia di servire a poco.  

di  Federica Olivo su Huffpost

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