La Corte dei conti Ue affossa il Superbonus
14 miliardi di fondi europei usati senza efficienza.
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I giudici contabili europei valutano l’impatto della misura per ristrutturare casa col 110 per cento di sconto: 4 progetti su 5 con valori sballati, il confronto con gli altri Paesi membri è impietoso. La mappa degli sprechi
Anche se terminata, la misura continua ancora a pesare sui conti pubblici italiani. Le analisi sull’impatto economico sono ormai varie e sempre più concordi su un concetto: gli obiettivi raggiunti non giustificano la spesa fatta. In particolare, i giudici contabili hanno esaminato la quota di fondi Pnrr destinata alla nota misura per ristrutturare casa al 110 per cento di sconto. Il risultato dell’analisi è negativo: “Uso inefficiente di fondi europei”, come si vede anche dal confronto con misure simili adottate negli altri Paesi membri. E 4 progetti su 5 presentano dati errati.
C’è un solco di miliardi di euro tra le misure di efficientamento energetico adottate in Europa e il Superbonus italiano. Ma andiamo con ordine. Una parte dei fondi del Recovery and resilience fund – il Pnrr – è stata destinata alle ristrutturazioni delle case. Nel rapporto speciale 20/2026, i giudici europei ricordano che gli edifici residenziali pesano per il 26 per cento dei consumi energetici dell’Ue e che quasi il 75 per cento del patrimonio edilizio europeo resta inefficiente.
Per questo, nei Pnrr nazionali sono stati programmati 43 miliardi di euro per l’efficienza energetica delle abitazioni private. Il caso italiano spicca: la Corte scrive che il Superbonus, finanziato con risorse nazionali e del Recovery, ha coperto fino al 110% dei costi sostenuti. Questa impostazione, secondo i giudici, “non era coerente con una gestione finanziaria sana” e che “non ha rappresentato un uso efficiente dei fondi europei”.
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