Anno: XXVIII - Numero 190    
Mercoledì 7 Ottobre 2026 ore 13:30
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Il tetto contiene la fiamma ma non spegne l'incendio.

Oltre 10mila distributori sottosoglia, ma il caro carburanti costa 1,1 miliardi al mese.

Il tetto contiene la fiamma ma non spegne l'incendio.

Il price Cap corre, ma la stangata resta. Oltre 10mila distributori hanno aderito al tetto sui carburanti e più della metà della rete nazionale vende benzina sotto i 2 euro e gasolio sotto i 2,20 euro. Ma mentre il Governo rivendica il risultato, arriva il conto della Cgia: famiglie e imprese italiane rischiano di pagare 1,1 miliardi di euro in più ogni mese per il caro carburanti.

È il paradosso di una crisi che il tetto ai prezzi riesce ad attenuare, ma non a cancellare. Secondo gli ultimi dati comunicati all’Osservatorio prezzi carburanti del Mimit, aggiornati alle 8 di sabato 3 ottobre, il 51,7% dei distributori vende la benzina a meno di 2 euro al litro, mentre il 52,2% pratica un prezzo del gasolio inferiore a 2,20 euro.

Numeri che il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, considera superiori alle aspettative: in pochi giorni il price cap ha superato la metà della rete nazionale.

Ma il problema è che il pieno costa ancora caro. E soprattutto il carburante continua a scaricare i suoi aumenti sull’intera economia: trasporti, logistica, imprese, commercio e famiglie.

La Cgia stima che, mantenendo invariati i consumi rispetto al 2025, nel 2026 l’aggravio complessivo possa raggiungere 13,6 miliardi di euro, pari a un aumento del 20,4%. Tradotto su base mensile significa circa 1,1 miliardi di euro in più.

Una cifra che ridimensiona inevitabilmente l’effetto psicologico del price cap. Perché abbassare il prezzo alla pompa è una cosa; riportare il costo complessivo dell’energia su livelli sostenibili per il sistema produttivo è un’altra.

A pagare il conto sono soprattutto i territori dove la mobilità e il trasporto hanno un peso maggiore. Secondo le elaborazioni della Cgia, l’aggravio stimato arriva a 68,5 milioni di euro a Roma, 49,5 milioni a Milano, 39,6 milioni a Napoli, 31,2 milioni a Brescia, 27,8 milioni a Torino e 25,6 milioni a Bari.

La pressione arriva anche dai mercati internazionali. Le tensioni sulle forniture, l’incertezza sulle rotte del greggio e la volatilità delle quotazioni energetiche continuano a condizionare i prezzi alla pompa. E finché il quadro internazionale resterà instabile, il ritorno ai livelli precedenti alla crisi appare difficile.

Il dato più significativo resta quindi quello del doppio binario: oltre 10mila distributori hanno scelto di stare sotto le soglie del price cap, ma il sistema Italia continua a sostenere un costo aggiuntivo che la Cgia quantifica in 1,1 miliardi al mese.

 

La doppia faccia del caro carburanti

Indicatore

Dato

Distributori aderenti al price cap

Oltre 10.000

Benzina sotto 2 €/litro

51,7% della rete

Gasolio sotto 2,20 €/litro

52,2% della rete

Aggravio carburanti stimato nel 2026

13,6 miliardi €

Aumento rispetto al 2025

+20,4%

Maggiore spesa mensile stimata

1,1 miliardi €

Aumento benzina dall’inizio del conflitto

+29,1%

Aumento gasolio dall’inizio del conflitto

+36,6%

Le città più colpite

Città

Aggravio stimato

Roma

+68,5 milioni €

Milano

+49,5 milioni €

Napoli

+39,6 milioni €

Brescia

+31,2 milioni €

Torino

+27,8 milioni €

Bari

+25,6 milioni €

Il numero che buca la pagina: il price cap ha superato il 50% della rete

 

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