Cala il sipario su Report
Dopo il caso Lavitola e le verifiche interne, per il conduttore potrebbe aprirsi una nuova fase professionale in Rai.
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Domani potrebbe calare il sipario sul primo tempo della lunga estate di Sigfrido Ranucci. Quando a ottobre tornerà in onda Report, il giornalista potrebbe non essere più alla conduzione del programma che negli anni è diventato, nel bene e nel male, il suo marchio di fabbrica.
Al centro ci sono le verifiche interne avviate dalla Rai sul rispetto del codice etico aziendale e, parallelamente, gli accertamenti degli inquirenti sulla vicenda che ruota attorno ai rapporti tra Ranucci e Walter Lavitola. Un intreccio che ha trasformato agosto in una specie di feuilleton politico-mediatico, tra rivelazioni, smentite, ricostruzioni e polemiche.
La questione, però, non sarebbe quella di una sospensione. Ranucci resterebbe vice direttore di Rai3 e continuerebbe a essere dipendente dell’azienda, con tutte le prerogative economiche e professionali previste dal suo incarico. Il punto riguarderebbe invece la conduzione di Report.
La Rai, del resto, ha il diritto e il dovere di valutare l’organizzazione dei propri programmi e l’affidamento delle relative conduzioni. Non si tratterebbe dunque di una condanna preventiva, né di un’esecuzione pubblica del giornalista, ma di una scelta aziendale che maturerebbe nel quadro delle procedure interne.
L’amministratore delegato Giampaolo Rossi dovrebbe comunicare a Ranucci il nuovo assetto. Il responsabile dell’approfondimento, Paolo Corsini, sarebbe poi chiamato a individuare per il vicedirettore di Rai3 altri incarichi, senza configurare un demansionamento.
È la distinzione che in queste settimane è spesso scomparsa nel rumore della polemica: una cosa è essere sospesi, altra cosa è essere sostituiti alla guida di un programma. E la seconda ipotesi, se confermata, segnerebbe comunque una svolta rilevante.
Perché il problema non è soltanto Ranucci. Il problema è Report e, soprattutto, il rapporto tra una trasmissione di inchiesta e il servizio pubblico che la ospita. Come ha osservato Aldo Torchiaro sul Riformista, la Rai non può limitarsi a dire che «Ranucci è Ranucci», perché quando il giornalista va in onda con Report rappresenta inevitabilmente anche l’azienda.
È questo il nodo reputazionale. Non serve attendere una sentenza definitiva per interrogarsi sull’opportunità, sull’immagine del servizio pubblico e sulla necessità di separare l’attività giudiziaria, che seguirà il proprio corso, dalle autonome responsabilità e decisioni aziendali.
L’estate 2026, insomma, ha avuto un protagonista inatteso. Altro che tormentoni, amori dei reality e fotografie da spiaggia: la scena è stata occupata dalla strana vicenda Lavitola-Ranucci, diventata giorno dopo giorno un caso politico, televisivo e giudiziario.
Martedì potrebbe arrivare la prima vera conclusione. Non necessariamente la fine della storia, ma la fine del primo tempo. E quando Report riaccenderà le telecamere in autunno, potrebbe farlo senza il volto che per anni ne è stato l’identità più riconoscibile.
La vera domanda, a quel punto, non sarà soltanto che cosa farà Ranucci. Sarà capire che cosa diventerà Report dopo Ranucci.
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