I nodi della sanità nel cratere del sisma.
Dieci anni dopo il terremoto la sanità sul territorio è stata riorganizzata: due case di comunità fanno da poli di servizi, ma si sconta la carenza di personale.
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Due case di comunità e le aggregazioni di medici di base e in prospettiva messa in rete e telemedicina.
E’ la struttura della sanità nel cratere ascolano, tra progetti e realtà. Dieci anni dopo, il sisma lascia un’eredità di paesi spopolati, molti anziani e distanze importanti fra un centro e l’altro. Un rebus per chi gestisce la medicina.
I perni sono per ora le case di comunità, come nel resto della regione. Due nel cratere ascolano: Comunanza e Acquasanta Terme. Sono poli di servizi per gli utenti, in via di implementazione.
Ma sulla loro efficacia ci sono dei dubbi che arrivano dal principale sindacato dei medici di base, la Fimmg, Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale. Si tratta, dicono, di un modello calato dall’alto, pensato per le città che pone anche un problema di risorse: i medici sono ancora pochi per coprire tutto il fabbisogno.
L’azienda però sanitaria punta anche sull’utilizzo della telemedicina e, in prospettiva, sulla messa in rete dei diversi servizi.
Nel servizio le interviste con Maria Bernadette Di Sciascio, direttrice sanitaria della Ast di Ascoli Piceno, e con Claudio Cappelli, segretario provinciale della Fimmg
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