Nuovo scandalo in vista dei Mondiali 2022: “Spie tra i lavoratori migranti per reprimere dissenso”
Nuovo scandalo in vista dei Mondiali 2022: il governo del Qatar utilizza spie tra i lavoratori migranti per reprimere il dissenso e la fuoriuscita di informazioni.
In evidenza
I lavoratori migranti che denunciano di essere sfruttati nei cantieri dei Mondiali 2022 in Qatar vengono identificati da informatori che operano sotto copertura. Questa la nuova pratica partorita nel paese situato nella piccola penisola arabica per evitare che vengano diffuse troppe notizie sull’andamento dei lavori per il torneo Fifa che si giocherà nel prossimo inverno. A denunciare questa pratica sono associazioni per i diritti umani e attivisti che indagano sulle condizioni dei migranti che lavorano in Qatar. A riportare questa denuncia è stato il tabloid inglese The Mail on Sunday.
Fonti hanno riferito a Equidem, l’organizzazione globale per i diritti umani e i diritti del lavoro che opera da molto tempo in Qatar, che questi funzionari della sicurezza sotto copertura sono stati reclutati nei paesi che ospitano i lavoratori migranti: “Siamo in costante contatto con i lavoratori in Qatar. Ci sono persone arrivate dal Kenya, dall’India, dal Nepal, che si trovano a parlare come un normale lavoratore, ma si rendono conto poi che le domande vengono fatte a persone che sono note per essere attiviste”.
I sospetti informatori sono stati identificati all’interno dei campi residenziali allestiti per costruire le infrastrutture che ospiteranno la Coppa del Mondo in Qatar a novembre e il loro arrivo ha suscitato sospetti tra gli altri lavoratori.
Altre Notizie della sezione
Quanti caffè al giorno? Rischi e benefici, ecco la dose massima
05 Febbraio 2026Il dibattimento a Milano dove ogni anno si bevono 800 milioni di tazzine sui 35 miliardi consumati.
Scioperi febbraio 2026.
03 Febbraio 2026Le date degli stop di treni, mezzi pubblici e aerei: il calendario del mese.
Errori senza colpa: cosa dicono davvero i numeri sulla disciplina dei magistrati
02 Febbraio 2026Archiviazioni a raffica, pochissime azioni disciplinari e una trasparenza ridotta al minimo: la relazione del procuratore generale mostra che il problema non è solo l’organo giudicante: è un sistema che, per come è costruito, fatica a produrre sanzioni credibili
