Anno: XXV - Numero 132    
Martedì 23 Luglio 2024 ore 13:20
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M5s, nasce la corrente Beppe Grillo Il fondatore è tornato.

E lo fa con una autointervista in cui chiama a sé tutti quelli che vogliono il ritorno alle origini (tipo Raggi, Toninelli, Villarosa e via dicendo). L'obiettivo è sfidare Conte in vista della Costituente di settembre. L'avvocato non risponde ma i suoi fedelissimi sì.

M5s, nasce la corrente Beppe Grillo Il fondatore è tornato.

Uno scossone che arriva a metà pomeriggio. E che, a differenza delle uscite precedenti, lascia poco spazio all’interpretazione. Beppe Grillo è tornato. E rivendica un ruolo all’interno del Movimento 5 stelle. Non per far saltare il banco né per far fuori Giuseppe Conte, ma per insidiare il leader dall’interno. Come e con che effetti si vedrà poi. A settembre, nello specifico, quando partirà la fase costituente lanciata dall’ex premier dopo la batosta elettorale. Il Garante ha fatto una lunga intervista a se stesso sul suo sito, per rilanciare i cavalli di battaglia dei bei tempi che furono: “Dobbiamo tornare a proporre idee radicali e visionarie”, scrive, rispondendo a se stesso. Ed è subito 2009. Il comico rilancia il veto sulla cancellazione del limite dei due mandati e si oppone a ogni posizionamento del Movimento, sia a destra che a sinistra. Come se i ragionamenti sul campo largo, le alleanze di governo e quelle nelle città non fossero mai esistite. “Parlare di sinistra e destra – osserva – è come parlare di ghibellini e guelfi”.

In queste parole, chi ha una certa dimestichezza con il grillismo legge un endorsement grande come una casa nei confronti di Virginia Raggi. L’ex sindaca di Roma, infatti, in un’intervista al Corriere aveva caldeggiato un “ritorno alle origini” e sostenuto che destra e sinistra fanno parte del passato. Raggi e Grillo si sono visti di recente, e si sono ripromessi di vedersi ancora. Lo stesso il Garante farà “con chiunque voglia darci una mano”. È la genesi di una componente interna, di una sorta di correntone Beppe, che guarda al passato più che al futuro. Che non ambisce alla leadership, ma a farsi sentire. E a orientare le prossime decisioni della compagine. Oltre all’ex sindaca dalla parte di Grillo c’è Danilo Toninelli, che qualche giorno fa si è lanciato in un nostalgico “Grillo ci manca”, più sottotraccia e senza protagonismi, vicino al Garante resta Roberto Fico. Tra ex big in panchina e ex parlamentari espulsi, come Alessio Villarosa, il team Grillo è già pressoché formato. Non ha la pretesa di fare un ribaltone, ma ha la pretesa di contare. E questo a Giuseppe Conte non può sfuggire.

Grillo si rivolge all’ex premier con le sue solite battute, ma non lo offende: “Sono d’accordo con tutte le cose che dice. Che poi sono tre. D’altra parte come si fa a non essere d’accordo sul fatto che la guerra, la povertà e le malattie siano cose brutte?”. E ancora: “Come si fa ad avere un cattivo rapporto? Ci ho provato, non si scompone mai. Siamo d’accordo, non ci sciogliamo”. Nessuna risposta arriva da Conte sul punto, né dal suo entourage. Un silenzio che sottende, probabilmente, la voglia di far passare questa uscita del Garante in sordina. Anche perché non è detto che dia seguito alle sue parole: “Altre volte aveva detto che voleva tornare in campo, vedremo se stavolta lo fa davvero”, è il senso del ragionamento che viene fatto in casa 5 stelle.

Il rapporto Grillo-Conte non è mai stato idilliaco, né mai lo sarà: “Non si prendono, diciamo pure che si stanno antipatici”, dice chi ha visto i 5 stelle nascere, cambiare mille volte e poi arrivare sotto al 10% alle Europee. Ma c’è chi non manca di far notare che se Grillo avesse voluto colpire e affondare Conte avrebbe usato un linguaggio ben più forte. Lo aveva già fatto, del resto, nel 2021 quando lo aveva definito “incapace” e “privo di visione politica”. Ci è andato molto vicino pochi giorni fa quando ha detto che l’ex premier gli faceva tenerezza: “Ha preso più voti Berlusconi da morto che lui da vivo”. Oggi il garante, che dai 5 stelle riceve ancora un lauto compenso, non gira il dito nella piaga. Ma lo fa con un calcolo preciso: rientrare in pista, dare un po’ di fastidio, osservare Conte da vicino, fargli vedere che lui c’è e che ha un peso.

Quanto fastidio dia questo atteggiamento di Grillo è evidente dalle parole di Alessandra Todde. La presidente della Sardegna, che alleata con il Pd ha strappato la Regione al centrodestra, mostra insofferenza: “Mi sono stufata di quelli che, quando si vince, la vittoria è di tutti e quando si perde è di uno solo: il M5s non è padronale, è una comunità di persone, una classe dirigente che deciderà liberamente cosa fare del proprio futuro”. Il messaggio è diretto al Garante ma anche ai big in panchina: “Sono stufa – ha aggiunto – di chi in maniera estemporanea adesso propone ricette quando si tratta degli stessi personaggi che non ho visto in campagna elettorale, forse non sono neanche andati a votare”. A mostrare disappunto è anche una deputata M5s di peso, Vittoria Baldino, fedelissima di Conte: “Beppe dice sempre di essere più presente, ma poi… Il progetto del Movimento non può essere quello di 15 anni fa. Il Paese ci chiede di scegliere da che parte stare”. Parole perfettamente in linea con il pensiero dell’ex premier.

Se Grillo ha dalla sua una truppa di esponenti storici del Movimento, Conte ha con sé i parlamentari: “Quelli che sono al primo mandato – ci racconta chi conosce bene le dinamiche pentastellate – con Grillo non hanno mai avuto rapporti. Lo stesso discorso vale anche molti di quelli che sono al secondo mandato. C’è qualcuno perplesso rispetto alla linea del leader, ma non per questo si sognerebbe mai di mollarlo per seguire Grillo”. La dicotomia tra il vecchio Garante pronto a farsi capo corrente e il leader ormai neanche troppo nuovo è tutta qui: in questa tensione tra chi vorrebbe un ritorno alle origini e chi, forte del legame con Conte, quelle origini le ha solo sfiorate. E che, più per un briciolo di potere che non per ideologia, le considera ormai vintage.

Di Federica Olivo per Huffpost

 

 

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