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Martedì 23 Giugno 2026 ore 13:30
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Cassazione apre ai risarcimenti: rischio conto milionario allo Stato

Nei Cpr basta l’illegittimità accertata: possibili valanghe di cause e nuovi costi per le casse pubbliche.

Cassazione apre ai risarcimenti: rischio conto milionario allo Stato

Una sentenza destinata a far discutere e ad aprire un nuovo fronte di contenzioso contro lo Stato. Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la decisione n. 18658 del 9 giugno 2026, hanno stabilito che gli stranieri trattenuti illegittimamente nei Centri di permanenza per il rimpatrio (CPR) possono chiedere il risarcimento dei danni anche se non avevano impugnato in precedenza il provvedimento che disponeva o prorogava il trattenimento.

Secondo la Suprema Corte, il ricorso per ottenere l’annullamento del provvedimento e l’azione risarcitoria sono strumenti “autonomi, complementari e concorrenti”. Un principio che elimina uno degli ostacoli più rilevanti per chi intende chiedere un indennizzo dopo essere stato privato della libertà personale in violazione delle garanzie previste dalla legge.

Il caso nasce dalla vicenda di un cittadino ghanese trattenuto nel Cie di Bari, l’attuale CPR. Le proroghe della permanenza erano state autorizzate senza che l’interessato e il suo legale fossero ascoltati, con una violazione del contraddittorio e del diritto di difesa. Per poco più di due mesi di trattenimento ritenuto illegittimo è stato riconosciuto un risarcimento di circa 20 mila euro.

La sentenza non comporta automaticamente un’ondata di indennizzi per tutti i migranti passati nei CPR. Ogni singolo caso dovrà essere valutato da un giudice e sarà necessario dimostrare l’illegittimità del trattenimento. Tuttavia il nuovo orientamento rende più agevole l’avvio di azioni risarcitorie, perché la mancata impugnazione del provvedimento non preclude più la richiesta di danni.

Proprio questo aspetto alimenta i timori di un possibile impatto economico significativo. Facendo riferimento al caso esaminato dalla Cassazione, il risarcimento equivale a circa 300-350 euro per ogni giorno di trattenimento. Con 100 domande accolte da 20 mila euro ciascuna il costo arriverebbe a circa 2 milioni di euro; con 1.000 casi si sfiorerebbero i 20 milioni. Se i ricorsi vittoriosi dovessero riguardare diverse migliaia di ex trattenuti, l’esborso potrebbe raggiungere decine di milioni di euro.

Resta però prematuro parlare di cifre certe. Non esistono stime ufficiali sul numero delle posizioni effettivamente risarcibili e il costo finale dipenderà da quanti trattenimenti presenteranno vizi procedurali, da quante persone decideranno di fare causa, dall’esito dei giudizi e dai termini di prescrizione applicabili.

La decisione rafforza in modo netto la tutela della libertà personale all’interno dei CPR e spinge prefetture, questure e magistrati a una maggiore attenzione nelle procedure di convalida e proroga. Ma, al tempo stesso, rischia di aumentare il contenzioso contro lo Stato e di trasformarsi in una partita dal peso economico ancora tutto da quantificare per le finanze pubbliche.

La sentenza non dispone automaticamente indennizzi per tutti i migranti passati nei Cpr. Tuttavia:

  • rende più semplice avviare azioni risarcitorie;
  • elimina l’ostacolo della mancata impugnazione del provvedimento;
  • potrebbe favorire numerose richieste da parte di persone che ritengano di essere state trattenute illegittimamente;
  • ogni caso dovrà comunque essere esaminato singolarmente da un giudice.

Per questo alcuni commentatori parlano di un potenziale impatto economico di milioni di euro sulle casse pubbliche, anche se al momento non esistono stime ufficiali della Cassazione sull’ammontare complessivo dei possibili risarcimenti.

La decisione rafforza la tutela della libertà personale nei CPR e potrebbe indurre prefetture, questure e giudici a prestare maggiore attenzione alle procedure di convalida e proroga del trattenimento. Allo stesso tempo, potrebbe complicare la gestione dei rimpatri aumentando il contenzioso contro lo Stato.

Facendo però qualche conto indicativo:

  • Nel caso citato, circa 20.000 euro per poco più di 2 mesi equivalgono a circa 300-350 euro al giorno di risarcimento.
  • Se 100 persone ottenessero un risarcimento medio di 20.000 euro, il costo sarebbe circa 2 milioni di euro.
  • Se fossero 1.000 persone, si arriverebbe a circa 20 milioni di euro.
  • Se venissero riconosciuti risarcimenti a diverse migliaia di ex trattenuti, l’esborso potrebbe superare decine di milioni, potenzialmente anche oltre i 100 milioni, a seconda del numero di casi accolti.

Tuttavia, bisogna evitare un equivoco: la sentenza non dice che tutti i trattenimenti nei CPR siano illegittimi. Stabilisce soltanto che, quando un trattenimento viene accertato come illegittimo (ad esempio per violazione del diritto di difesa o del contraddittorio), la persona può chiedere il risarcimento anche se non aveva impugnato il provvedimento all’epoca.

Per questo motivo il costo finale dipenderà soprattutto da:

  • quante procedure passate presentavano vizi rilevanti;
  • quante persone decideranno di fare causa;
  • quante di queste cause verranno vinte;
  • l’eventuale prescrizione dei diritti risarcitori.

In sintesi, parlare di “milioni di euro” è plausibile; parlare oggi di centinaia di milioni sarebbe invece una speculazione perché mancano dati sufficienti sul numero di casi effettivamente risarcibili. La sentenza apre certamente un nuovo fronte di contenzioso, ma l’onere reale per le finanze pubbliche potrà essere valutato solo nei prossimi anni, sulla base delle decisioni dei tribunali di merito.

 

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