Atreju, sfilano i leader dell’opposizione ma Schlein è la grande assente
Da Renzi a Conte, passando per Calenda e Bonelli: botta e risposta sul palco della kermesse di FdI, tensioni sulle riforme e sull’Ucraina.
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Ci sono tutti, o quasi. Alla kermesse di Atreju, in corso a Roma, va in scena la giornata dedicata al confronto con i leader dell’opposizione. Sul palco si alternano Riccardo Magi, Matteo Renzi, Giuseppe Conte, Carlo Calenda e Angelo Bonelli. A mancare all’appello è Elly Schlein, che ha declinato l’invito per l’assenza del confronto diretto con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, attesa domani per il discorso di chiusura dell’edizione 2025 a Castel Sant’Angelo, dopo gli interventi di Matteo Salvini e Antonio Tajani.
L’assenza della segretaria dem diventa subito terreno di polemica. È Conte a pungere: «C’è anche una sedia vuota importante qui, quella di Meloni, la padrona di casa». Il leader M5S ricorda di aver accettato l’invito e si dice certo che «verrà un giorno in cui faremo questo confronto».
Sulla stessa linea Renzi, che però minimizza: «È una questione che riguarda lei e Meloni. Ognuno ha il suo stile». L’ex premier rivendica la propria scelta di partecipare: «Quando ero presidente del Consiglio dialogavo con Meloni che aveva il 3%. Oggi sono qui a parlare di riforme».
Il panel con Renzi è quello più acceso. Il leader di Italia Viva incrocia le armi con Elisabetta Casellati e Roberto Calderoli su autonomia e premierato. «Le riforme costituzionali si fanno insieme, se si vuole», insiste Renzi, tra contestazioni e repliche al vetriolo. Il clima si surriscalda fino all’intervento del responsabile organizzazione di FdI Giovanni Donzelli e all’irruzione sul palco del ministro della Difesa Guido Crosetto, che con una battuta chiude simbolicamente un confronto ormai fuori tempo massimo.
Qualche fischio accompagna l’intervento di Conte, soprattutto quando critica la politica estera del governo: «Non è patriottismo andare a Washington, genuflettersi a Trump e promettere acquisti di gas liquido». La replica è immediata: «Se volevate sentire la solita musica, non dovevate invitarmi».
Segno opposto per Calenda, che incassa applausi parlando di Ucraina e responsabilità nazionale. «Sono all’opposizione, ma voto ciò che ritengo giusto. Metto l’interesse nazionale prima di tutto», rivendica il leader di Azione, respingendo l’accusa di essere una “stampella” del governo.
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