Sabato ad alta tensione, l’Italia si blinda
Appelli social in decine di città, Milano schiera 500 militari in più. Allerta per nuove proteste dei giovanissimi.
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La tensione non si spegne. E l’attenzione delle forze dell’ordine, chiamate a fronteggiare un fenomeno del tutto nuovo, è altissima. Lo strascico delle proteste violente a Milano nello scorso weekend si sente ancora, ma ora più che la conta dei danni la priorità è un’altra. Quella di evitare che un fenomeno così poco organizzato, improvvisato, difficile da fronteggiare – centinaia di giovanissimi senza coordinamento né capi che assaltano il centro città – si ripeta. A Milano come nel resto d’Italia. In varie città sono state annunciate via social nuove proteste: “Si tratta di annunci visibili su fonti aperte, sui social. Non c’è nessun preavviso ufficiale alla Questura”, ci spiega una fonte di polizia a Roma. Un volantino sui gruppi social annuncia una protesta nella capitale per sabato 24, alle 15, al Circo Massimo. Non è detto che l’appello raccolga violenti tra i proseliti, e chi si occupa di ordine pubblico su Roma evidenzia che l’allerta c’è ma non è massima come in altre città. Un punto di partenza significativo, ma chi sorveglia le piazze e le strade romane sa bene che il fenomeno è così imprevedibile che nulla può essere lasciato al caso: “Le forme di protesta di questi ultimi giorni sono così estemporanee che possono essere organizzate anche in poche ore”, evidenzia un poliziotto di grande esperienza. È proprio per questo motivo che i gruppi telegram, aperti a cancellati velocemente per sfuggire ai controlli della Polizia postale, vengono monitorati costantemente.
Le città in cui i giovani vengono chiamati a raccolta dall’autoproclamato Movimento 17 ottobre per il prossimo weekend sono tante: oltre a Roma e Milano nell’elenco ci sono Aosta, Torino, Trieste, Venezia, Treviso, Verona, Bergamo, Bologna, Ferrara, Napoli, Firenze, Palermo, Perugia, Modena, l’Aquila, Bari, Potenza, Catanzaro, Reggio Calabria, Cagliari, Genova.
A Sud, Napoli è osservata speciale. Insieme a Bari è la più grande tra le città colpite da un’altra protesta: quella dei trasportatori. L’incontro delle sigle ufficiali con Matteo Salvini sul caro gasolio non è bastato a placare i piccoli imprenditori, che continuano nei loro blocchi. Anche alle porte di Napoli. C’è il timore che la protesta dei giovanissimi si saldi con quella dei trasportatori. Le modalità per ora sono state differenti: tra i primi ci sono anche frange violente, le proteste dei secondi finora sono sempre state pacifiche, per quanto con conseguenze sociali ed economiche molto gravi.
Nel capoluogo della Campania, fa sapere Potere al Popolo, è stata occupata una sede dell’Università Federico II. Nuove iniziative di protesta potrebbero sorgere nei prossimi giorni. A San Giorgio a Cremano, paesone alle porte di Napoli, gli studenti delle scuole superiori si sono dati appuntamento, per citare testualmente il volantino che gira, “fuori le proprie scuole” già per domani, 22 ottobre. L’obiettivo è protestare contro “la crisi economico sociale e le sue conseguenze sulle nuove generazioni”. Un’iniziativa tra le tante. Il clima è complesso e i sindaci dell’area temono che la situazione diventi ancora più complicata. Per questa ragione Gaetano Manfredi e Vito Leccese, sindaci di Napoli e di Bari, hanno scritto un appello al governo: “La situazione nelle città del Mezzogiorno resta estremamente critica e rischia di aggravarsi ulteriormente con il passare delle ore – scrivono i due sindaci – è il momento che tutte le istituzioni facciano fronte comune, assumendosi ciascuna le proprie responsabilità, prima che questa emergenza metta in ginocchio le nostre città”.
E poi c’è Milano, dove l’allerta resta altissima. I magistrati che hanno convalidato gli arresti dei giovani hanno scritto che è molto facile che ciò che è accaduto nel weekend si ripeta. Una previsione quasi, che impone agli addetti ai lavori di attrezzarsi per impedire nuovi disordini. Dopo il via libera al nuovo decreto sicurezza (fino al tardo pomeriggio non ancora arrivato al Quirinale), in città si è svolto il Comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza. A sorpresa, oltre al titolare Matteo Piantedosi, si è presentato Matteo Salvini. Secondo il ministro dell’Interno “dalle analisi che hanno fatto gli specialisti e anche gli appartenenti all’autorità giudiziaria è emerso qualcosa di mai visto al mondo. La gente non deve avere paura di vivere una condizione di normalità, questo è l’impegno che mi ha portato qui oggi”. Il fenomeno, ha aggiunto il titolare del Viminale, è “nuovo e complesso che va affrontato in modo nuovo”. Matteo Salvini respinge ogni ipotesi che dietro le proteste milanesi possa esserci qualche forma di guerra ibrida. E aggiunge: “Questi sono arrivati a Milano per rubare e devastare senza nessun tipo di ideale alle spalle”.
Dopo giorni di botta e risposta arriva l’appeasement tra il sindaco Beppe Sala e il governo: ”Voglio dire senza ambiguità che prima di tutto in questa fase critica viene il controllo e la repressione di questi fenomeni. Voglio non rischiare proprio di essere ambiguo: non sono per niente contrario al fatto che arrivino 500 militari”, spiega Sala. Il riferimento è alla misura contenuta nell’ultimo decreto: 500 parà della Folgore a sostegno degli altri militari già presenti a Milano nell’ambito dell’operazione Strade sicure. Non avranno, come avrebbe voluto parte del governo, poteri di polizia giudiziaria: non potranno arrestare le persone, ma solo fare identificazioni e affiancare Polizia e Carabinieri nella vigilanza. Il ritocco nella moral suasion del Quirinale. L’idea che i soldati fossero equiparati ai poliziotti era stata contestata dai sindacati di polizia: “L’impiego dei militari non può e non deve trasformarsi in una scorciatoia per sopperire alla strutturale carenza di organico della Polizia di Stato. Dotare i militari della qualifica di polizia giudiziaria Weeo ipotizzare un loro coinvolgimento diretto nella gestione di cortei e manifestazioni rappresenta un salto nel buio”, aveva spiegato Pietro Colapietro, segretario di Silp Cgil.
Risolto questo nodo, ci sono da gestire tutti gli altri: piazze inedite, imprevedibili, composte per lo più da ragazzini. Piazze difficili da gestire, che chiedono attenzione. Con una certezza: dopo le falle dello scorso weekend, chi gestisce l’ordine pubblico non può più sbagliare.
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