Anno: XXV - Numero 130    
Venerdì 19 Luglio 2024 ore 13:30
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M5S alla guerra per il salario minimo a 9 euro

Boccia (Confindustria) Il Paese non cresce con il salario minimo, bisogna elevare i salari dei lavoratori italiani riducendo le tasse e i contributi, il famoso cuneo fiscale, detassando i premi di produzione

M5S alla guerra per il salario minimo a 9 euro

È il salario minimo la proposta che il M5S intende cavalcare per risalire nella china dei consensi: il vicepremier Luigi Di Maio ha convocato oggi un vertice di tutti i ministri pentastellati e subito dopo una riunione dei tecnici proprio per mettere a punto la nuova proposta che punta a fissare a 9 euro l’ora la paga oraria minima per i lavoratori. La proposta del M5S sta guadagnando in queste ore il centro del dibattito politico. Anche il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia è intervenuto per ribadire la contrarietà degli imprenditori a un «tetto minimo» salariale fissato per legge: ««Il Paese non cresce con il salario minimo, bisogna elevare i salari dei lavoratori italiani riducendo le tasse e i contributi, il famoso cuneo fiscale, detassando i premi di produzione». Sono numerosi i paesi che adottano già (a differenza dell’Italia) il criterio del salario minimo; in Germania nel 2019 la cifra è stata corretta all’insù arrivando a 9,3 euro lordi all’ora ma i lavoratori che ne usufruiscono sono diminuiti di 400.000 unità: con ogni probabilità perché hanno avuto accesso a contratti più remunerativi. Da notare che le retribuzioni medie della Germania sono più alte rispetto all’Italia. Il salario minimo è diffuso in particolare nei settori dell’agricoltura e della ristorazione e riguarda solo il 4% del totale dei lavoratori tedeschi. La legislazione più favorevole, secondo Eurostat, è quella francese dove la paga oraria per legge sfiora i 10 euro (ma vige il regime delle 35 ore settimanali); si abbassa in Spagna (5,7) e in Gran Bretagna (7,6). Nella maggior parte degli altri Stati europei dove la legge regola la paga oraria, la cifra oscilla tra i 4 e i 6 euro. Fuori dai confini Ue la legge più generosa è quella australiana (15 dollari la quota fissata); negli Stati Uniti la media è di 9 dollari ma alcune aziende hanno deciso di allargare i cordini della borsa: Amazon, ad esempio, ha portato nel 2018 la paga oraria a 15 dollari. La Svizzera al contrario non adotta alcuna «base» salariale.  «Il 12% degli italiani sottopagato» Andrea Garnero, economista dell’Ocse, ha fatto a sua volta notare che la quota di 9 euro proposta da Di Maio collocherebbe l’Italia al vertice dei paesi occidentali e anche al di sopra dei contratti collettivi esistenti: «È uno strumento legittimo, interessante, con alcune potenzialità ma anche con alcuni limiti». «In Itali non c’è il Far West, visto che i quasi 900 accordi a livello di settore coprono pressoché la totalità» del lavoro salariato. Secondo Garnero, tuttavia, il 12% dei lavoratori italiani è sottopagato, con prevalenza al Sud. Secondo l’Istata sotto «quota)» ci sono il 59% degli apprendisti , il 26% degli operai ma soprattutto il 32% dei giovani sotto i 29 anni.

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