Il rosa perde quota: su 77 candidati, solo 9 donne nei capoluoghi al voto Una tornata elettorale con il più grave divario di genere degli ultimi cinque anni.
Il caso più eclatante a Venezia, dove correvano in otto, tutti rigorosamente uomini.
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Una tornata elettorale senza donne. O quasi. C’è un dato che balza all’occhio scorrendo la lista dei candidati sindaco alle elezioni amministrative appena celebrate: nei 18 capoluoghi di provincia in cui si vota, le donne candidate sono appena l’11%. Che in valore assoluto equivale a nove. Nove donne candidate sindaca a fronte di 77 uomini. Nella metà dei capoluoghi al voto, la presenza femminile non è proprio contemplata: il caso più eclatante è quello di Venezia, dove i candidati sono otto. Tutti rigorosamente uomini. Non va meglio a Prato e a Chieti, dove gli uomini sono sei su sei. E potremmo continuare. Se ci soffermiamo, tra le pochissime candidate, su quelle che hanno qualche possibilità di arrivare al ballottaggio o di diventare sindache, il numero si riduce all’osso: due al massimo. Se vinceranno, andranno ad aggiungersi alle loro pochissime colleghe che amministrano città più grandi: in soli quattro dei 20 capoluoghi di regione italiani a governare è una donna.
Tornando alle elezioni di maggio, secondo un dossier del Centro Studi Enti Locali basato sui candidati nei 661 Comuni delle regioni a statuto ordinario, nel 61% di questi a competere sono solo uomini. In Basilicata la percentuale scende al 44%, in Puglia al 46%, mentre in Calabria schizza al 77%. Il territorio con il dato peggiore è il Piemonte, dove in 8 Comuni su 10 le donne non partecipano alla competizione.
Il dato di queste amministrative è il peggiore degli ultimi cinque anni per quanto riguarda il divario di genere nella politica locale. Quando, nel 2024, la percentuale di candidate sindache si attestava sul 21%, era stato calcolato che andando avanti di quel passo, la parità sarebbe stata raggiunta nel 2053. I dati di questa tornata elettorale spostano l’obiettivo ancora più lontano. E raccontano di un Paese in cui, nonostante i passi avanti, l’amministrazione della cosa pubblica continua a non essere accessibile alle donne.
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