Più fondi alla sanità, ma il nodo personale resta irrisolto
Aumenti minimi e assunzioni limitate non convincono i medici, mentre la manovra rafforza farmaci e prevenzione senza risolvere l’emergenza personale.
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La manovra per il 2026 porta nuove risorse alla Sanità, ma non scioglie il nodo più urgente del Servizio sanitario nazionale: la crisi delle professioni sanitarie. Il Fondo sanitario raggiunge i 143 miliardi di euro, con un incremento di 2,4 miliardi, grazie anche agli stanziamenti già previsti lo scorso anno. Tra le priorità indicate dal governo c’è un primo segnale al personale, considerato l’anello più fragile del sistema, con mini-aumenti in busta paga e una prima tranche di assunzioni.
Misure che però non convincono i medici, che parlano apertamente di «disastro» e di «deriva» del Ssn. La delusione è legata soprattutto allo stop del Mef a un emendamento che avrebbe reso subito disponibili le risorse extracontrattuali, consentendo aumenti già dal 1° gennaio. Una scelta che ha acceso la protesta delle categorie, pronte ad annunciare mobilitazioni. Di segno opposto la valutazione del ministro della Salute Orazio Schillaci, che difende la manovra parlando di «incremento straordinario di risorse» e sottolinea gli investimenti in prevenzione, dalla salute mentale (80 milioni nel 2026) al rafforzamento degli screening oncologici con circa 240 milioni.
Capitolo farmaceutica: il tetto di spesa per gli acquisti diretti sale dello 0,30% invece dello 0,20%, portando oltre 400 milioni aggiuntivi alle aziende. Dal 2026 la quota del Fondo sanitario destinata ai farmaci arriva al 15,65%. L’aumento è coperto in parte dal taglio al fondo dei farmaci innovativi, che scende a 1,16 miliardi, e dall’abolizione del payback sulla spesa convenzionata. Cresce anche il tetto per i dispositivi medici, con circa 280 milioni in più.
Restano però le ombre strutturali. È previsto un audit obbligatorio per le Regioni che non garantiscono i Lea, senza sanzioni, e viene prorogata al 2029 la deroga sui titoli di studio per i professionisti sanitari extra-Ue. Una misura nata come emergenziale durante il Covid, che oggi solleva nuove polemiche e riaccende il dibattito sulla qualità e sulla tenuta futura del Servizio sanitario nazionale.
