Anno: XXVIII - Numero 39    
Martedì 24 Febbraio 2026 ore 13:30
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Snami: “Proroghe necessarie, ma ora riforme vere per la medicina generale”

Dallo scudo penale ai medici fino a 72 anni, il sindacato chiede investimenti strutturali e stop alla logica dell’emergenza.

Snami: “Proroghe necessarie, ma ora riforme vere per la medicina generale”

Il decreto Milleproroghe, all’esame della Camera, interviene ancora una volta su nodi cruciali della medicina generale: dallo scudo penale alla permanenza in servizio fino a 72 anni, dalle deroghe alle incompatibilità alla stabilizzazione della ricetta elettronica. Misure che per lo SNAMI rappresentano una risposta contingente a un problema ormai strutturale del Servizio sanitario nazionale.

«Le misure contenute nel Milleproroghe sono la fotografia di un sistema che continua a vivere in una dimensione emergenziale», afferma Angelo Testa, presidente nazionale SNAMI. «Alcune proroghe sono comprensibili nell’attuale contesto di carenza di personale, ma non possono diventare l’asse portante della politica sanitaria».

Tra i punti più apprezzati c’è la proroga dello scudo penale fino al 31 dicembre 2026, con limitazione della responsabilità ai casi di colpa grave in presenza di grave carenza di personale.

«Accogliamo con favore la proroga dello scudo penale. È una misura di equilibrio e di civiltà giuridica che tutela i professionisti sanitari che operano in condizioni straordinarie, spesso con carichi di lavoro e responsabilità ben oltre la normalità. Garantire serenità decisionale ai medici significa tutelare anche i cittadini, perché un professionista che lavora senza il timore costante di un contenzioso legato a carenze organizzative può concentrarsi esclusivamente sulla qualità delle cure».

Per Snami, tuttavia, la tutela giuridica non basta. «Se si proroga lo scudo significa che le condizioni organizzative non sono ancora adeguate. La tutela è fondamentale, ma deve andare di pari passo con il rafforzamento strutturale del sistema: organici completi, programmazione e investimenti reali sulla medicina territoriale».

Analoga valutazione riguarda la possibilità di trattenere in servizio i medici fino a 72 anni su base volontaria. «È una misura tampone che può aiutare a coprire vuoti di organico nell’immediato. Tuttavia, il vero problema resta l’attrattività della medicina generale per le nuove generazioni. Senza una riforma della formazione, dei compensi e dell’organizzazione territoriale, il ricambio generazionale continuerà a essere insufficiente e queste soluzioni dovranno essere continuamente prorogate».

Anche la proroga delle deroghe alle incompatibilità fino al 2027 introduce maggiore flessibilità, ma richiede una visione chiara. «La flessibilità non può trasformarsi in precarizzazione. La medicina generale è il pilastro delle cure territoriali e va rafforzata in modo strutturale, non utilizzata come soluzione transitoria per compensare carenze organizzative».

Positiva, infine, la stabilizzazione della ricetta elettronica, che diventa definitivamente strutturale. «La digitalizzazione è un passaggio inevitabile e condivisibile. Bene la stabilizzazione, ma resta indispensabile garantire infrastrutture informatiche efficienti e uniformi su tutto il territorio nazionale».

Il sindacato ribadisce la necessità di investimenti strutturali, semplificazione burocratica e reale valorizzazione professionale. «Servono scelte coraggiose e una strategia di lungo periodo. Le proroghe possono aiutare nell’immediato, ma la sanità territoriale italiana ha bisogno di stabilità normativa, programmazione e rispetto per il lavoro quotidiano dei medici di medicina generale. Solo così si potrà garantire ai cittadini un’assistenza capillare, continua e di qualità».

 

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