Stati Generali della Giustizia minorile.
Cominciati i lavori che si concluderanno a novembre.
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Hanno preso il via da pochi giorni gli Stati generali della giustizia minorile, voluti dall’associazione Antigone, insieme a Defence for Children Italia e Libera. Sei tavoli di lavoro su altrettanti temi per un un percorso partecipato che grazie al lavoro comune di oltre 150 esperti ed esperte produrrà entro il mese di novembre una serie di proposte concrete.
Per anni l’Europa ha considerato come un modello l’approccio italiano alla giustizia per i ragazzi e le ragazze: meno carcere, più educazione, più percorsi di reinserimento. Oggi il corso si è invertito: la detenzione aumenta, cresce il sovraffollamento negli istituti, prevale la sola logica della repressione. Soprattutto prevale un’idea dell’universo giovanile come una parte a sé, con scarsi legami con il mondo degli adulti e avviato a un proprio percorso di imbarbarimento cui noi, gli adulti, dobbiamo rispondere con misure più severe e rigorose. Il disagio giovanile ottiene punizione, si richiede l’abbassamento dell’età imputabile, si prevede di rinchiudere i minorenni con gli adulti in risposta all’affollamento degli istituti di pena.
Al contrario, dobbiamo interrogarci su quale possa essere la risposta penale più adeguata per le persone minorenni, magari immaginando un sistema sanzionatorio diversificato, o addirittura un codice penale differente per i non adulti e recuperando le misure alternative come la “messa alla prova” o i percorsi rieducativi e inclusivi.
Dobbiamo deciderci a riconoscere che le persone giovani ci guardano, assimilano i comportamenti degli adulti, ne fanno modelli, magari parodie, ma non inventano dal nulla i comportamenti che poi ci troviamo a censurare.
Una drammatica conferma ci arriva dall’omicidio di Bakari Sako, il 35enne maliano ucciso nell’alba di sabato a Taranto mentre stava andando a lavorare. La cronaca ci dice che è stato un gruppo di minorenni a inseguirlo, picchiarlo e infine colpirlo a morte, ma ci dice anche che il barista a cui aveva chiesto aiuto lo ha respinto senza chiamare la polizia. E ci dice che un adulto si è aggiunto ai ragazzi nel colpirlo. Le persone giovani ci guardano, dobbiamo cominciare a vederle a nostra volta.
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